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Lettera di due responsabili di territorio del triveneto

 

 

 

che dire…giu’ il cappello di fronte al coraggio di questi due responsabili di territorio che hanno scelto di non tacere di fronte all’ autoritarismo di questi tre figuri.

Questa sara’ la prima lettera di una serie di denunce che stanno pervenendo al nostro sito. Auspichiamo che quanto prima altri alti responsabili decidano di non tacere di fronte a quello che hanno vissuto o che stanno vivendo, mettendo cosi’ a nudo il vero volto di questa gestione.

 

Luciano madon

 

 

È nostro desiderio portare a conoscenza di tutti i membri italiani la situazione che si è venuta a creare nel Territorio Veneto Ovest a causa della mala gestione dell’attività Buddista dei responsabili di Milano, Franco Malusardi, Romano Jeran e Marita Bombardieri.

Tutto ciò è iniziato da quando, abbiamo preso la decisione, non stabilita in modo autoritario, bensì condivisa e rivista più volte con tutti i responsabili di honbu del territorio, di consegnare i Gohonzon in una cerimonia unica al Kaikan di Vicenza, una volta ogni tre mesi, come peraltro avevamo saputo si stava già facendo in un’altra regione d’Italia.

 

Questa decisione è stata presa dopo avere seguito per più di 2 anni le direttive nazionali alle quali ci siamo adeguati, mettendo tutta la nostra fiducia nell’iniziativa lanciata dalla dirigenza di Roma, nonostante le difficoltà che incontravamo: il territorio Veneto Ovest è molto vasto e le città distano chilometri l’una dall’altra, ed essendo in quattro gatti, e sempre quelli, che fanno attività in maniera costante, risultava molto oneroso il fatto di avere tutte le ultime domeniche del mese occupate con l’organizzazione di questo evento, che era diventato una manifestazione di routine.

Tuttavia, non è stato per questo che abbiamo pensato di cambiare registro. La fede era al primo posto.

Infatti questa decisione era stata presa dopo aver constatato che i futuri membri arrivavano a quella data scarsamente preparati, con i butsudan ancora da acquistare, senza avere un’idea di dove collocare l’oggetto di culto, con una fede ancora incerta e senza quindi aver sperimentato il Gohonzon. Molti che abitavano ancora in famiglia, non avevano parlato in casa della decisione presa. Taluni non erano in grado nemmeno di recitare Gongyo. Alcuni dei nuovi membri, dopo poco tempo, smetteva di praticare, alcuni Gohonzon venivano chiusi, altri addirittura restituiti.

Deve essere certamente cura dei responsabili di gruppo e settore affiancare il nuovo membro affinché acquisti consapevolezza creando un legame sempre più profondo con il Gohonzon, ma è anche vero che una solida base di partenza è quanto meno indispensabile.

Per solida base intendiamo: sapere fare Gongyo, recitare Daimoku costantemente e con il corretto atteggiamento, conoscere bene i principi buddisti, partecipare assiduamente agli zadankai, abbonarsi alle riviste, sapere cos’è lo spirito dell’offerta e la relazione Maestro/Discepolo.

Nel contempo, partiva nel nostro territorio l’attività degli Educatori, dalla quale noi come responsabili istituzionali, a parte un invito molto formale di partecipazione alle loro riunioni, eravamo totalmente esclusi: liste per Trets, condivisioni sulla situazione dei membri della nostra zona, organizzazioni di riunioni e quant’altro, nulla di tutto questo ci veniva richiesto; il nostro parere non interessava a Marita Bombardieri la quale, usando quale unico riferimento istituzionale la responsabile di un gruppo, peraltro dell’altro territorio, organizzava un’attività parallela, creando un distacco tra noi responsabili istituzionali e gli Educatori.

I problemi creati da questo comportamento, sono stati sostanzialmente negativi. Oltretutto, Marita non ha mai fatto un distinguo vero e proprio tra educatori e non, anche se molto blandamente nei suoi comunicati dava i riferimenti di chi poteva aderire a quest’attività. Siamo tutti educatori, era solita dire, unitamente a chi la seguiva. L’importante per lei era ed è avere uno stuolo sempre più numeroso di adepti perché è lei e solo lei, come confermato da diversi membri, che segue il vero buddismo in Italia.

Ad un suo report del Giappone che ha tenuto recentemente al Kaikan di Thiene, rivolgendosi alla platea ha detto che lei quel report lo faceva per i discepoli veri e non per quelli falsi. Questa irresponsabile affermazione, ha gettato nella confusione più totale molti dei presenti.

Senza contare che questo report s’è tenuto di giovedì sera ed erano presenti membri di tutta l’area Tre Venezie, comprese quelli di Trieste.

Riflessione. C’è da domandarsi dove sta la saggezza ed il senso di protezione nel far venire persone da così lontano per poi farle tornare a casa dopo le 01:30 della notte e con una giornata di lavoro trascorsa e una da affrontare. Con quale criterio è stata scelto l’orario e il giorno? In base alla disponibilità di Marita o in base a ciò che sarebbe stato meglio per i membri? I responsabili tutti devono ricordare che sono loro a servizio dei membri e non viceversa.

 

La città che più ha sofferto di questa situazione è Vicenza, honbu costituito da due capitoli, il Berici e l’Alto Vicentino.

 

Più volte abbiamo parlato con Marita, telefonicamente e personalmente, ma non c’è mai stato da parte sua il benché minimo desiderio di collaborare con noi per conoscere le realtà dei membri della zona e potersi muovere di conseguenza nei suoi interventi con lo scopo di favorire il risolversi di situazioni stantie che minavano lo sviluppo di questa città. Ha continuato le sue irruzioni, comunicando e non condividendo quando veniva a spiegare il Gosho, su richiesta di una responsabile donne del Capitolo Berici, Marina Trevisan, sua “fan” per eccellenza con evidenti mire di potere che, saltando anche lei a piè pari tutti i livelli di responsabilità e creando confusione e disunità, spiazzava i responsabili di Honbu che preparavano il Gosho e che si vedevano costretti a ritirarsi per fare posto a Marita Bombardieri.

 

Il colpo di grazia è stato dato dalla mostra sui semi del cambiamento voluta fortemente da un membro di Vicenza che, insieme a pochi altri, hanno dato vita ad un comitato a cui Marita era spesso presente.

Inutile dire che il problema non era tanto il fatto di organizzare una mostra, quanto i gravi dissapori personali esistenti tra le responsabili della DD dei due capitoli oltre a pettegolezzi di vario genere che purtroppo sono sempre stati una caratteristica di questa città. Erano queste le cose da appianare, prima di partire con una mostra che parlava di pace e di rivoluzione umana in netto contrasto con una realtà di risentimento e di discordia che la faceva da padrone nei cuori di chi apparentemente favoriva questa iniziativa, nascondendo il marcio che c’era sotto.

La conseguenza è stata una spaccatura insanabile fra i due capitoli vicentini. Praticamente il Capitolo Berici faceva e fa tuttora riferimento diretto ed esclusivo a Milano.

Riflessione. Tutto ciò si poteva evitare benissimo se Marita avesse avuto l’umiltà di chiederci come andavano le cose a Vicenza, invece di partire lancia in resta per il suo personale Kosen rufu.

 

Per non parlare della politica clientelare fatta nei confronti dei responsabili del Capitolo Berici dai milanesi, per quanto riguarda la partecipazione alla giornata con Saito dello scorso anno.

Dopo esserci dati da fare per distribuire equamente i posti nel territorio, aver organizzato trasporti, spesi soldi in telefonate fatte con i nostri personali cellulari, all’arrivo del nostro pullman a Milano ci siamo visti accolti dai soliti responsabili di Vicenza, che avevano viaggiato in macchina e non con la “truppa”, che non erano in lista e che avevano seguito una linea preferenziale gentilmente concessa da Milano in virtù di cosa non si sa.

 

La situazione di Vicenza si era e si è fatta grave a tal punto che i responsabili del capitolo Berici hanno iniziato a incolpare il responsabile dell’Honbu Uomini di mancanza di rispetto nei confronti di alcuni membri della Div. Donne. Per sanare la questione, sempre il capitolo Berici ha chiamato in aiuto Malusardi, Bombardieri, Di Giovanni e Scarnicchiaro.

Inutile dire che questi responsabili non si sono minimamente degnati di chiedere a noi di territorio un parere in merito.

In quell’occasione, durante il confronto diretto con i membri in questione, tutte le accuse sono state puntualmente smentite e Malusardi, non sapendo cosa fare di meglio, ha avuto la bella idea di buttare lì la proposta, di passare a responsabile di Honbu, tutti i responsabili di Capitolo.

Riflessione: che forse pensa che la “caramella” dell’avanzamento di grado sia un modo per imbonire i rivoltosi? Dove sta la fede in tutto questo? Ma da chi è gestita la Soka Gakkai?

 

In questo clima di confusione totale, i responsabili del Capitolo Berici si rivolgevano a Milano anche per il deposito dei Gohonzon da distribuire durante le cerimonie che svolgevano a loro piacimento senza più comunicarci nulla. Quindi, mentre una volta eravamo solo noi di territorio ad avere la custodia dei Gohonzon, al momento attuale non sappiamo quanti ce ne siano in giro per Vicenza, né dove siano, né come siano custoditi. Ad una mia specifica richiesta di chiarimento al riguardo, mi è stato risposto da Romano Jeran, presente Vittorio Sakaki, che non c’è una vera e propria regola da seguire.

Riflessione: se non c’è una regola, bisogna metterla. Di questo passo chiunque può andare al kaikan e richiedere i Gohonzon e così non si saprà più chi li ha in deposito, né quanti ce ne sono in giro né dove.

 

Tali gravi situazioni ci hanno spinto a convocare il Consiglio Nazionale ma, durante questa improduttiva riunione al kaikan di Roma, cui erano presenti Malusardi, Jeran, Bombardieri, Gerracitano, Mancini, Sakakai, Tamotsu e Asa, dopo aver esposto tutti i fatti, mi sono vista tacciata da parte di Marita di “distruttrice di unità” perché non aderivo alla linea nazionale di consegna mensile dei Gohonzon, mentre il Signor Tamostu mi ha detto di stare attenta all’invidia.

Dato che il Signor Tamotsu usa un linguaggio criptato a volte difficile da decifrare, penso abbia interpretato le mie parole come una lamentela provocata dall’invidia che provavo nei confronti di Marita, per la sua, secondo lui, superiorità nei miei confronti.

Dei membri che stavano male, della disunità creata dai “milanesi”, degli scavalcamenti di responsabilità, neanche una parola.

Sempre durante il colloquio, conoscendo le qualità carismatiche di Marita, l’abbiamo invitata a considerare il pericolo che i membri potessero seguire la persona e non la Legge, ma questo è stato visto come un monito e la difesa di Marita è stata subito presa da Malusardi il quale ci ha zittiti, rimproverandoci e dicendoci che ci esprimevamo così solo perché non la conoscevamo bene.

Riflessione. I toni erano pacati, almeno i nostri, e non si è usato alcun modo offensivo. Ci chiediamo allora che cosa vuol dire dialogare per questi signori. Oppure forse noi, inferiori di grado, non avevamo la facoltà di osare tanto?

In conclusione, la signora Asa, ha soltanto fatto un intervento salomonico dicendo che nel fare attività, un po’ dovevo rivedermi io, Elena, e un po’ doveva rivedersi lei, Marita.

Ma noi non eravamo scesi a Roma per sentirci dire questo: la nostra voleva essere una denuncia vera e propria per far capire al Consiglio Nazionale quanto questo modo di operare, stava danneggiando i membri, creando disunità e malcontento, ma di questo sembrava che a loro non importasse niente.

 

Altra cosa. L’anno scorso, durante i comitati di preparazione al corso estivo a cui abbiamo partecipato, tenutisi al vecchio kaikan di Milano, da parte nostra sono state sollevate obiezioni, richieste di chiarimento e suggerimenti mai ascoltati circa l’elevato costo del corso, che è stato il più caro in assoluto a cui abbiamo partecipato.

La cosa ha creato un evidente disagio a Malusardi il quale oltre a prendersela con noi e preparare la sua punizione, se l’è presa anche con l’agenzia di viaggi da noi interpellata perché ci aveva fornito i dati su cui poi noi abbiamo fatto le contestazioni.

Riflessione. Ma il comitato allora a cosa serve? Non siamo a servizio dei membri per offrire loro il migliore dei servizi al minore dei costi? Vedasi Nuova Rivoluzione Umana n.5, pag. 128

 

E vogliamo parlare della regionalizzazione? Questa è recente, freschissima, del mese di aprile!

Luogo d’incontro Verona. Partecipanti io sottoscritta Elena Magni DD, Cristiano Albertini GU, i responsabili del territorio Veneto Est nonché quelli dell’honbu Adige. Venuto espressamente da Milano, Franco Malusardi.

 

Dopo un’ora di report del viaggio fatto in Giappone a cui aveva partecipato in marzo e dopo la lacrimuccia di commozione spesa in favore del nostro Maestro (sempre nello stesso punto del racconto, come era accaduto durante la consulta a cui avevo partecipato pochi giorni prima), in circa 20 minuti liquida la questione per cui era venuto, affidando con fare dittatoriale, in base al livello di “fastidio” che le persone di fronte a lui gli avevano provocato in varie occasioni, le responsabilità regionali di cui non doveva minimamente fare cenno, anche perché non erano nemmeno state discusse dal Consiglio Nazionale.

In modo particolare si è accanito contro la divisione giovani, e, facendo finta che la cosa fosse già risaputa, ha annunciato il passaggio alla divisione adulti del mio corresponsabile Cristiano Albertini, lasciandolo di stucco perché non ne sapeva assolutamente niente, con la chiara intenzione di toglierlo definitivamente di mezzo come responsabile di regione dato che con il passaggio agli adulti automaticamente la responsabilità viene scalata di due livelli.

Riflessione. Prima di tutto, se fosse stato veramente così, spettava alla divisione giovani parlarne con Albertini.

Seconda cosa, sempre l’Albertini in questione non aveva mai ricevuto da Mattia Duni nessuna telefonata al riguardo.

Terza cosa, eliminando così un giovane e non essendoci sostituti, non si è posto il problema di chi avrebbe seguito i giovani della nostra zona? È così che i responsabili nazionali sostengono la divisione giovani?

Questa è una cosa gravissima, è una vera vergogna. Peccato che il Titta nazionale non se ne renda conto, per lui conta solo il potere, quello di schiacciare i membri e ridurli a pedine. C’è da chiedersi come fa a piangere e a commuoversi per il nostro Maestro.

 

Ovviamente per il tema della regionalizzazione tutto è sospeso e il mio corresponsabile è rimasto, dopo un chiarimento con la sua divisione, nei GU.

 

È da più un anno che si parla di questa nuova era, l’era in cui, da ora in poi, saranno i discepoli a proteggere il Maestro. Non possiamo non chiederci, come stiamo proteggendo il Maestro e la Legge, se permettiamo il perpetrarsi di simili abusi. Se non denunciamo apertamente le offese così come dice il Gosho, lo spirito di questo bellissimo movimento si distruggerà e nel giro di qualche anno non ci sarà più niente.

 

Durante il corso in Giappone del 2006 a cui avevo partecipato, il nostro Maestro, dopo aver conferito le responsabilità di honbu, si era rivolto con la forza di un leone all’attacco a tutta l’assemblea dei presenti tuonando: “adesso siete VOI che dovete dire quando questi responsabili non funzionano!” Questo “VOI” pronunciato dal Maestro, lo viviamo come un invito a noi stessi ed è per questo che scriviamo questa lettera.

 

Se abbiamo deciso di scrivere a questo sito è perché nonostante ci fossimo sempre rivolti alla dirigenza di Roma per esprimere queste problematiche, abbiamo ricevuto da loro solo l’invito ad arrangiarci direttamente con i milanesi poiché loro non potevano farci niente. E pur avendolo fatto, le cose non sono cambiate.

 

Questa disastrata dirigenza deve assolutamente assumersi la responsabilità di ciò che sta succedendo: questo per la Legge, per i Maestri, per i membri e per il futuro della Soka Gakkai. C’è bisogno di dirigenti integri, il cui esempio ispiri i membri, che stiano dalla parte dei membri e non che facciano combutta tra di loro contro i membri!

 

Da parte nostra continueremo a denunciare qualsiasi abuso di autorità di cui verremo a conoscenza assumendoci tutta la responsabilità di quello che diremo e scriveremo, pronti ad un confronto chiarificatore con chi è disposto a mettersi in gioco senza nascondersi dietro ad un paravento di finzioni e di mezze verità.

 

 

I responsabili del Territorio Veneto Ovest

Elena Magni

Cristiano Albertini