Traducendo l’articolo sulla visita della Melandri apparso sul Seykio
Shimbun abbiamo ben visto come, comparando l’audio
dell’intervento del ministro con il pezzo in questione, si siano
palesate differenze sostanziali atte a riprodurre una realtà
artefatta e di comodo, con il chiaro scopo di far apparire agli
occhi dei lettori giapponesi cosa buona e giusta una visita politica
di un ministro venuto tra noi solamente a fare pubblicità a se
stesso ed alle proprie iniziative. A questo punto una domanda ci
sorge naturale: se le PR hanno in questo caso raccontato tutte
queste balle ai giapponesi, cosa avranno raccontato durante il
biennio 2001-2002? Facciamo un esempio con l’aiuto della
professoressa Maria Immacolata Macioti, con quello dei suoi scritti
e della vicenda che la vede coinvolta nell’ambito della “Rivoluzione
differente” operata in seno al nostro istituto negli anni 2001 2002.
Ma prima di avventurarci in un’analisi occorre chiarirci le idee su
chi sia e cosa faccia esattamente un sociologo, perché altrimenti si
rischia di non comprendere bene la reale portata del ruolo che
l’eminente ricercatrice ha giocato nella vicenda che la vede
protagonista all’interno della pagina più travagliata, fumosa, ed
ambigua che l’IBISG, nella sua pur breve vita, si sia trovato a
scrivere.
Un sociologo in
buona sostanza è un operatore che si occupa di studiare le strutture
sociali, le regole sociali ed i processi che uniscono o separano le
persone, non soltanto come individui ma come persone componenti
gruppi. L’operatore si avvale sostanzialmente di due tecniche
principali: una che alla fine del lavoro produce grafici, tabelle,
numeri, che adopera il questionario come strumento di indagine:
questa tecnica viene denominata indagine quantitativa. L’altra che
si basa su racconti o testi, in cui gioca un ruolo essenziale
l’empatia che si crea tra sociologo e caso esaminato: questa tecnica
si definisce indagine qualitativa, ed ha come strumento essenziale
il colloquio; ed è proprio questa scuola di pensiero che trova nella
Macioti uno dei principali sostenitori. Esiste poi un’altra scuola
di pensiero che, in buona sostanza riassume entrambe le tecniche.
Buona parte del lavoro di sociologo consiste quindi nel compiere
indagini e studi commissionati da qualcuno, che paga il lavoro, e le
cui esigenze precipue di esito possono pesare notevolmente sullo
studio stesso.
Ora, osservando a volo d’uccello sia l’articolo apparso
sulla famosa “Critica Sociologica”, la successiva relazione
intitolata “Tentazioni
di potere all’interno di un nuovo movimento religioso. Il caso Soka
Gakkai in Italia”, ed una lettera al consiglio nazionale
IBISG si possono trarre alcune conclusioni. La prima: nella
relazione la professoressa si sbriga a dire che non l’ha pagata
nessuno; dice infatti: «Il dubbio. Altri si sono mostrati
incerti: perché avevo a suo tempo scritto il libro? Perché adesso
prendevo posizione? Forse, prima o dopo, ero stata pagata? In
Tracce corrono anche messaggi sconcertati, interrogativi di questo
tenore: di fronte ai quali mi sono rallegrata di non essere neppure
andata una volta in Giappone per incontrare il presidente Ikeda,
come pure hanno fatto vari colleghi di altra nazionalità. Di avere
condotto, anni addietro, la ricerca sulla SG poi confluita nel n. de
«La Critica Sociologica» e nella pubblicazione Il Buddha che è in
noi. Germogli del Sutra del Loto, per curiosità e interesse: un
privilegio che probabilmente resta uno dei pochissimi che ancora
oggi caratterizzano la vita universitaria, quello di poter scegliere
da sé, in piena autonomia, l’oggetto della propria ricerca, come per
altro consigliava caldamente Herbert Blumer, noto teorico della
corrente dell’ interazionismo simbolico che si è molto occupato di
ricerca sul campo, esortando appunto gli studiosi all’utilizzo dei
metodi qualitativi e alla scelta di tematiche fatta in modo
libero e autonomo, cioè non finanziate da qualche committente dei
cui desideri e opzioni sarà giocoforza tenere conto sia
nell’impostazione che nella conduzione della ricerca, e quindi nella
stesura del rapporto finale sulle risultanze ottenute».
Orbene,
considerando che nei suoi scritti l’insigne studiosa da una versione
assolutamente parziale dei fatti, esattamente come se il committente
ci fosse stato, tale studio non può che essere un riassunto di una
visione non del tutto oggettiva della realtà, come spesso avviene
negli studi qualitativi, e non dovrebbe avere la pretesa di assumere
valore universale. La professoressa infatti si basa solamente sul
racconto di persone che forniscono una versione a senso unico degli
eventi, vedi il caso di M. Lia di Modena, e non cita mai, per
esempio, le scorrettezze perpetrate in prima persona da chi
all’epoca urlava contro Kaneda e Littera. Uno studioso, prima di
affermare delle realtà assolute, dovrebbe sincerarsi della genuinità
e dell’attendibilità di ciò che gli viene proposto, altrimenti
rischia di fare danni seri. Non solo, ma bisogna anche considerare
che la studiosa intrattiene da anni rapporti personali con le PR
dell’istituto, nelle cui fila si annovera un sociologo, ed Enzo
Cursio, persone pertanto che, nel tempo, hanno dimostrato avere un
preciso interesse a far fuori la vecchia gestione per potersi fare
gli affari loro con l’IBISG (vedi ad esempio tutta la questione
Cursio) ed all’epoca avevano sicuramente interesse ad avere come
freccia al loro arco una relazione valorizzata dalla firma
importante del docente universitario che l’aveva redatta.
Né l’articolo, né
la relazione contengono riferimenti al pensiero ed all’esperienza
dell’altra fazione, come sarebbe stato giusto e doveroso fare per
contestualizzare bene il disagio di taluni membri che si voleva
descrivere, e presentare uno studio che fotografasse la realtà della
nostra organizzazione in tutte le sue sfaccettature.
Ma
l’interrogativo da noi oggi proposto è ben di altra natura: come
sono andate veramente le cose e cosa Minganti ha raccontato a Kitano?
In una sua lettera al consiglio nazionale IBISG la Macioti
scrive: «Come alcuni di voi sanno avendo parlato direttamente con
me durante una riunione all’inizio dell’estate, sono stata
informata solo nello scorso giugno da molte persone della Soka
Gakkai italiana di uno stato di forti difficoltà interne e di grave
disagio. La cosa mi ha colto di sorpresa e certamente non ho
affatto apprezzato l’essere stata tenuta da voi all’oscuro di quanto
stava accadendo, mentre nel frattempo le lacerazioni si facevano più
dolorose: penso in particolare a quelli di voi che già conoscevo
personalmente da tempo e che in diverse occasioni non hanno esitato
a chiamarmi in causa per motivi molto meno rilevanti (conferenze,
partecipazioni a tavole rotonde, inaugurazione della mostra sui
Diritti Umani, parere su una nuova Università che nasceva in USA,
ecc.): mi riferisco in particolare al signor Kaneda e al signor
Tamotsu, a Roberto Minganti, a Francesco Geracitano, ad Asa. E a
Fiorella Oldoini, delle pubbliche relazioni.
Questo comportamento, inteso a tenere sotto silenzio l’accaduto, è
stato a mio parere poco saggio, ha concorso ad esasperare alcune
situazioni e ha permesso il loro incancrenirsi e inasprirsi,
rendendo tutto più complesso e difficile da superare.
Invitata a una vostra riunione in luglio ho espresso a voce a
quelli di voi che erano presenti il mio sconcerto e suggerito la
pubblicazione, sia pure con gravi ritardi, della «risoluzione di
Tokyo»(non poi troppo risolutiva a quanto pare) preceduta da
qualche riga di chiarimento. Lo stesso suggerimento ho espresso per
scritto al signor Kitano, da cui non ho poi avuto ulteriori
notizie».
Minganti invece
sostiene, in un report a Kitano, che quella famosa riunione
tra la Macioti e Nakajima, lui stesso e la Oldoini, ha avuto
luogo martedi 4 giugno. Minganti sostiene anche che, a quella
data, la Macioti già era stata informata degli accadimenti molti
mesi addietro dai membri dissidenti.
Pertanto, chi sta mentendo, la Macioti nella sua lettera al CN in cui
dice di essere stata informata dai dissidenti solo a giugno, o
Minganti nel report a Kitano, dove invece sostiene che il 4 giugno,
data del loro incontro informale, la professoressa era già da
tempo stata resa edotta dei fatti? O tutti e due? Come può il
Minganti affermare che l’insigne docente era da mesi a
conoscenza degli eventi occorsi nel nostro istituto, se questa
dichiara per iscritto al consiglio nazionale IBISG di essere stata
contattata dai dissidenti solo a giugno, e se lei stessa lamenta a
più riprese il fatto di essere stata tenuta all’oscuro di tutto dai
vertici dell’IBISG?
Questa
discrepanza tra le due versioni dei fatti non è un dato
trascurabile, visto che se fosse vera l’una piuttosto che l’altra,
si aprirebbero degli scenari che getterebbero nuova luce su quello
che in realtà è accaduto e su come è accaduto, al di la di ciò che è
stato fatto credere ai membri. Rimanderemo comunque questa lunga
analisi a nuovi e dedicati scritti.
Non dubitando ora
dell’onestà intellettuale dell’insigne studiosa, è un fatto che se
ci fosse una unica verità, la versione dei fatti esposti sopra
sarebbe una e non due, considerando anche che questi scritti
risalgono all’epoca degli accadimenti, quindi ben al riparo da
inganni della memoria. Non solo, non possiamo affatto trascurare in
questa sede come la lettera al consiglio nazionale della nostra
illustre docente sia servita per scagionare i responsabili “romani”
dal dubbio che dietro le informazioni fornite alla medesima ci
fossero loro stessi. Dubbio che sorgeva legittimo, dato il loro
comportamento tenuto nell’arco di questa vicenda, e dati i rapporti
privilegiati che alcuni di loro intrattenevano con la studiosa.
L’articolo sulla
Critica sociologica verrà utilizzato dal Minganti per esercitare
pressioni su Kitano. Eccone alcuni stralci: «per quello che
riguarda la pubblicazione dell’articolo (riguardante l’ammissione
dell’esistenza di un clima autoritario, da pubblicarsi sul NR.) le
confermo che pubblicarlo ci avrebbe salvato da attacchi
dall’esterno, perché la Macioti avrebbe scritto che è in atto una
autoriforma della Soka Gakkai Italiana, ma senza l’articolo lei
scriverà che stiamo nascondendo tutto!...Adesso ormai è troppo
tardi: la Macioti sta scrivendo e purtroppo parlerà di fatti veri e
gravi che sono indifendibili…questi articoli sicuramente, ha
detto la Macioti, dal momento che sono scritti da studiosi e non da
giornalisti, creeranno i veri problemi con l’ intesa…Le chiedo:
non sarebbe possibile, su sua diretta proposta, pubblicare
l’articolo (che non è ancora andato in stampa), come allegato
all’ultimo numero del NR e spedirlo a casa a tutti i membri? Questa
sarebbe comunque una comunicazione ufficiale e in qualche modo se
uscisse prima dell’articolo della Macioti ci servirebbe a salvarci.
Cosa ne pensa?...però dovrebbe lei imporlo a Kaneda e Littera…»
questo è solo un esempio di come fatti oggettivi vengano utilizzati
e manipolati per far da sostegno a versioni di comodo, ed
addirittura esercitare pressioni per ottenere un qualcosa. Quale
studioso, se non la stessa Macioti si è poi occupato dell’IBISG?
Oltretutto, come poteva creare problemi con l’intesa un qualcosa,
scritto sia pure da studiosi, ma che fotografava solamente una parte
di realtà? Questo episodio è gravissimo. La nota Professoressa in
realtà fornì la sua illustre fama di docente universitario per
offrire un supporto autorevole che fu determinante per la
risoluzione di un conflitto esistente, tramite il pieno avallo delle
tesi di una solamente delle due fazioni. Infatti, agli occhi dei
membri, anche quelli giapponesi, se certe cose le dice un sociologo,
per giunta illustre, ci dobbiamo inchinare perché “quello è uno
studioso, le cose che scrive sono vere, e noi non siamo preparati
per confutarlo”…pertanto contestualmente ci fu la consacrazione
dell’esistenza delle due opposte fazioni che si erano create già da
tempo: una dei “paladini” (i filodissidenti che combattevano contro
la vecchia gestione) ed un’altra degli “infami” (ovvero chi seguiva
Kaneda e Littera), con grande “beneficio” dell’unità dei credenti.
Ma evidentemente questo è ben trascurabile dettaglio per chi operò
per alimentare le fazioni. Ribadiamo infatti che le tesi
dell’opposta fazione non furono mai neanche ascoltate: basti
ricordare che il paladino Hasegawa si rifiutò di ricevere,
nell’autunno del 2001, una delegazione di responsabili italiani non
dissidenti che avevano fatto il viaggio dalle loro zone a Milano per
parlare con l’allora direttore generale europeo. In questa
situazione il discepolo di Sensei artista di tavolozza e pennello
non si comportò certamente come il suo maestro ma come un giudice
che ha emesso una sentenza prima del dibattimento in tribunale.
Al di là delle
ipotesi, i fatti sono che Minganti usò l’articolo della Macioti per
fargli svolgere la funzione della pubblicazione della Risoluzione di
Tokyo, mai apparsa sul NR, ovvero di pubblica denuncia
dell’esistenza di un regime autoritario da ascrivere esclusivamente
a Kaneda, Littera, e relativi seguaci. Infatti, il famigerato
articolo fu letto coram populo al Kaikan di Roma il 5 agosto 2002,
giorno in cui egli stesso pronunciò la famosa frase: “Se Kaneda e
Littera denunciano la Macioti io testimonio per lei…”.
L’informazione capillare dei membri riguardante la situazione
generale dell’istituto, operata in quella maniera, non poteva, come
diretta conseguenza, non creare un clima di odio e di ostilità nei
confronti dei vecchi direttori generali. Ed una reale spaccatura
nella comunità dei credenti. E questo Minganti, da uomo
intelligentissimo quale è, non poteva non saperlo e non averlo
valutato. Era forse quello che si voleva ottenere? Le attività di PR
di quel periodo furono tutte incentrate ad avallare la tesi di una
deriva autoritaria all’interno dell’IBISG. Ma quali furono i
giornali e chi erano i direttori dei medesimi che divulgarono tale
tesi?
L’articolo di Lucia Cuocci con intervista al Minganti che apparve su
Confronti, rivista diretta da Paolo Naso, che assieme a Cursio ed
alla Macioti organizza conferenze ed incontri per il comune di Roma;
ma, essendo Cursio all’epoca membro operativo dello staff PR ed in
rapporti stretti con Naso e la Macioti…Tirate
voi le somme…I forzabuddisti apparve sul Manifesto: ora, se in
una sede dell’IBISG vi è un pugno chiuso di legno, colui che ivi
lo ha piazzato può benissimo avere delle conoscenze pregresse nella
stampa di sinistra ed avere suggerito l’articolo. Anche perché
questo pezzo dava spudoratamente il destro per la risposta di
Minganti su Buddismo e società 95, per ammettere e segnalare la
solita versione della deriva autoritaria, ovvero la tesi che il
dirigente romano voleva rendere pubblica tra i membri a tutti i
costi. Lo stesso responsabile delle PR in questa vicenda cade in una
contraddizione enorme; scrive a Kitano che la pubblicazione della
risoluzione di Tokio avrebbe salvato l’istituto da attacchi
dall’esterno, e poi lui stesso genera indirettamente questi
paventati attacchi, rilasciando interviste all’esterno, come quella
sulla rivista “Confronti”, che contiene riferimenti alla possibile
appartenenza di Littera a Forza Italia, senza dissociarsi da questa
illazione, come avrebbe dovuto fare un dirigente serio e
responsabile dell’istituto, e fornisce la solita versione della
deriva autoritaria. Forse il Minganti ha visto la tessera di Forza
Italia appartenente al Littera? E se no, perché non ha fatto
togliere quella parte che riguarda questo passaggio? Forse perché
voleva utilizzare questa nota per indurre nei membri di sinistra
odio ed antipatia nei confronti del responsabile livornese? È da
notare come questo scaltrissimo dirigente non dica mai direttamente
lui le cose, non compaia mai in prima persona ma usi sempre cose
fatte o dette da altri: infatti, le cose più gravi le fa dire ad
un’ipotetica persona che avrebbe scritto alla testata in questione,
e non se ne dissocia minimamente. Ribadiamo che Confronti è
una testata amica delle PR e di Buddismo e società: il direttore,
Professor Paolo Naso, oltre che in rapporti stretti con Cursio e la
Macioti, come dicevamo prima, fu anche intervistato per Buddismo e
Società. Anche la replica all’articolo “i Forzabuddisti” apparsa sul
numero 95 di Buddismo e società si trattava in sostanza di una
pubblica ammissione dell’esistenza di un regime autoritario.
Pertanto, chi ha fomentato questi ipotetici attacchi di cui faceva
riferimento nel suo carteggio con Kitano, e quali sono stati gli
attacchi dall’esterno, se non le dichiarazioni e le interviste
sempre riconducibili al dirigente romano?
Appare singolare
come chi all’epoca approvò incondizionatamente la dissidenza, oggi
si mostri come il nostro più grande detrattore. Possiamo ben
comprendere il perché, visto che mettiamo in discussione quelle
postazioni di responsabilità conquistate non con la fede, ma tramite
una lotta senza quartiere ai propri avversari, non risparmiando
nessun colpo, anche il più basso. È un fatto che alcuni alti
responsabili odierni ricoprano le loro importanti cariche nonostante
avessero raccontato ai membri che Kaneda aveva rubato i soldi dello
Zaimu… Pertanto oggi vi potrebbe benissimo capitare, ad esempio, di
ricevere guida da persone che, sono nella posizione di potervela
fornire solo perché hanno sostenuto la nuova dirigenza con ogni
mezzo, lecito ed illecito, bugie e calunnie comprese, e non
perché abbiano maturato grandissime esperienze con il Gohonzon.
Riflettiamo bene
su tutto questo, così come su chi siano stati i reali beneficiari e
chi siano stati gli sconfitti della “Rivoluzione differente” operata
nel 2002. Veri sconfitti siamo stai noi membri che oggi ci troviamo
in un istituto, le cui derive politiche non abbiamo certamente
scelto di sostenere quando abbiamo aderito, e che, cosa di questi
giorni, ospita al suo interno membri che sono sotto processo per
violenza carnale su minori! Questa vicenda è molto nota nel Piemonte
dove si è consumata. Informatevi. Questo grazie all’abolizione di un
regolamento disciplinare dettagliato che fu tolto di mezzo dalla
nuova dirigenza durante la rivoluzione differente per accaparrarsi
le simpatie delle frange più ideologizzate della comunità dei
credenti, e per parare se stessi nel momento in cui avrebbero
consumato le loro nefandezze. Cosa ne sarebbe oggi di Cursio e dei
suoi “Cittadini in comune” se ci fosse stato il regolamento
disciplinare? Cosa ne sarebbe oggi di chi, nel proprio luogo di
lavoro all’interno dell’IBISG che dovrebbe essere apolitico, espone
feticci come quello mostrato nelle altre pagine del nostro sito?
Cosa di Marta Bonomo Minganti che, ministro di culto di questo
istituto, edotta perfettamente degli abusi che si stavano
consumando, non si è opposta alle nefandezze di Cursio, anzi, le ha
avallate chiedendo voti ai membri? Cosa ne sarebbe di quei
dipendenti dell’istituto che forniscono guide durante l’orario di
lavoro? Come possono queste persone avere la pretesa di insegnarci a
praticare correttamente se violano essi stessi ogni principio di
eticità e di comportamento corretto nell’ambito delle attività
interne a questo istituto?
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