Le persecuzioni
che colpiscono il santo...si, San Gennar'e' Napule!!
Nello scandalo generale delle nuove traduzioni di
Gosho c’è ne è uno che supera ogni immaginazione… Il titolo del
Gosho “Le persecuzioni che colpiscono il Budda” e stato fatto
diventare “Le persecuzioni che colpiscono il santo”.
Da un punto di vista della traduzione letterale il
tutto sarebbe anche corretto,visto che il titolo originale è “Shonin
Gonanji” e Shonin vuol dire giustappunto santo o saggio.
Occorre tuttavia fare alcune considerazioni: nel
Gosho in questione Nichiren parla soprattutto di sè stesso e delle
innumerevoli persecuzioni che ha subito: pertanto, in questo caso,
l’attribuire a Nichiren solamente il titolo di santo è fuorviante e
pericoloso. Ora, chi traduce deve ben riconoscere la vera entità di
Nichiren Daishonin e, anche se nel titolo originale si parla di
Shonin, costui deve ben operare la distinzione tra Shonin e
Daishonin, ammesso che pratichi il buddismo nella Soka Gakkai, ed in
considerazione di questo,lo deve riconoscere come budda originale.
Infatti, Shonin vuol dire santo o saggio, e Daishonin
vuol dire supremo santo,ovvero il Budda Originale che appare per
salvare tutta l’ umanità. Bisogna sapere che i santi nel Buddismo
sono coloro che consacrarono la vita al Budda e di conseguenza, e
solo di conseguenza, ottennero la Buddità, anche offrendo parte del
proprio corpo per ottenere in cambio un insegnamento che conduce
all’ illuminazione:Sessen Doji per tutti. (SND vol IV pag. 286).
Inoltre, un santo o un saggio sono persone, mentre il Budda
originale rappresenta la vita stessa, pertanto i due concetti non
sono affatto assimilabili come ambiguamente viene fatto nel nuovo
titolo di questo scritto.
Senza considerare che Le altre scuole Nichiren lo
chiamano Nichiren Shonin, togliendo il titolo distintivo di Dai, per
indicare che non lo riconoscono come Budda originale, ma come un
grande bodhisattva.
Chi pratica nella nostra scuola deve, invece,
necessariamente riconoscerlo come Budda di Honnin’ Myo, ossia della
causa originale, pertanto deve tributargli il giusto titolo
onorifico , e deve tradurre, in questo caso, la parola Shonin con
Budda,visto che nel Gosho in questione si parla soprattutto di
Nichiren e delle sue persecuzioni.
Ora, se i Gosho sono tradotti come opera di lettura
generale, andrebbe anche bene riprodurre il significato letterale,
ma, visto che in realtà sono il cardine fondamentale della nostra
fede, la traduzione “le persecuzioni che colpiscono il santo” è
gravemente offensiva nei confronti del Budda originale, arbitraria e
fuorviante. Anche perché il termine in questione poteva essere
tradotto anche con “saggio” che in lingua italiana ha una accezione
completamente diversa da “santo”,termine questo assolutamente
deviante, se letto da una persona agli inizi della pratica che non
ha ancora presente le differenze tra santo, saggio e budda
originale, e che ha ancora una visione che colloca i santi al di
sopra dei comuni mortali.
Per quale motivo il sig. Nitaguchi, revisore delle
nuove traduzioni in lingua italiana si è permesso di lasciare questo
sfondone originato dalla traduzione in lingua inglese della versione
internazionale degli scritti di Nichiren Daishonin?
Il revisore ha l’ ultima parola su quanto viene
pubblicato, e perciò, ripetiamo, per quale motivo questo individuo,
profumatamente pagato, ha perpetrato questa “fetenzia”? Perché pur
traducendo letteralmente il titolo, si è allineato a definire
Nichiren come santo e non come Budda Originale?
Questo figuro, che per premio di quanto fatto, è
stato anche assunto al Kaikan di Roma unitamente alla propria moglie
(questa non si sa bene con quali mansioni),ha DI FATTO fornito un
titolo a questo scritto perfettamente in linea con le dottrine delle
scuole Nichiren e non della Soka Gakkai!!! Forse è amico del
Reverendo Tarabini? O forse è l’ ultima ruota di un carro che
prevede l’ eliminazione di quei termini che sono fastidiosi alle
altre scuole Buddiste,di cui la nostra rivista Buddismo e società è
brillante portabandiera? Ricordiamo che nella rivista romana non si
leggono termini come Hinayana, e vengono usati cum grano salis
concetti come Budda originale, insegnamenti provvisori, ecc.
Il lavoro di traduzione degli scritti di Nichiren
Daishonin deve essere basato esclusivamente sulla fede:a questo
proposito sarebbe opportuno inquadrare l’ attività di traduzione
nell’ ambito delle attività non retribuite, altrimenti, se esiste un
datore di lavoro che paga,delle cui idee bisognerà tenere giocoforza
conto, ed una fede molto poco salda, si rischia di inquinare l’
insegnamento per salvare il proprio stipendio ed il proprio
prestigio.
Le nuove traduzioni, con il cambiamento di titoli,
termini, aggettivi, e quant’altro, porteranno sicuramente, in
futuro, ad una alterazione dei principi così come noi li conosciamo,
e quindi ad una distorsione irreversibile dell’ insegnamento. Tra
vent’anni i nostri figli praticheranno un Buddismo molto diverso nei
principi fondamentali di quello tramandato da Nichiren e trasmesso
da Makiguchi e Toda. Basti pensare al concetto:”solo la fede è
realmente importante” trasformato in: “è il cuore che è
importante”.Considerando lo scarsissimo livello di conoscenza del
Buddismo dei membri italiani, e della mole di idee personali che
viene spacciata dai responsabili per fede corretta, ci vorrà molto
poco tempo per dare a questa frase un significato molto differente
da quello che era nell’ ichinen del Budda Originale, e radicarlo
nell’ uso comune. Infatti,chi dovrebbe spiegare il Gosho,non si
sofferma adeguatamente sul fatto che in giapponese i termini “cuore,
mente, fede, vita” sono la stessa cosa. tanto per essere più chiari,
nella traduzione originale del Gosho “il raggiungimento della
buddità in questa esistenza” quella pubblicata più di 15 anni fa, la
frase: se non si percepisce la natura della propria mente” veniva
tradotta con “se non si percepisce la natura della propria vita”…
termine corretto e molto più chiaro per i fedeli italiani.
Nostro scopo e nostra missione è quello di
rivendicare la nostra identità dottrinale senza avvicinamenti
sospetti ed ambigui alle scuole Nichiren.
Denunciamo con forza la politica dell’ IBISG di dire
sempre mezze verità e di non spendere mai una parola sulla
missione fondamentale di noi fedeli di proteggere l’ insegnamento da
inquinamenti di qualsivoglia natura. Non una parola viene
spesa sulle nostre riviste sui benefici che derivano dalla
protezione dell’ integrità dell’ insegnamento,né, ad esempio, su
quali sono, oggi, le discipline che derivano dagli insegnamenti
provvisori, e che non vanno mescolate alla pratica del buddismo di
Nichiren Daishonin…I nostri dirigenti si sgolano a dire che lo
Zaimu fa parte della pratica corretta, e non è vero,o meglio,
sarebbe corretto se l’ organizzazione svolgesse di fatto il mandato
del Budda…ma a quale missione del Budda adempie un istituto che non
sprona i propri fedeli a proteggere l’ integrità di ciò che
praticano, anzi, rinnega i principi a cui il Daishonin ha dedicato
la sua vita, introducendo nuovi fedeli senza alcuna verifica sull’
effettivo abbandono degli insegnamenti provvisori da cui questi
provengono,? CON QUESTI PRESUPPOSTI, CHE VALORE E CHE SIGNIFICATO
HA UNA CONVERSIONE AL BUDDISMO DI NICHIREN DAISHONIN? e siccome
non bisogna dire loro nulla, bisogna lasciarli mescolare il Daimoku
allo Yoga o al reiki o Pilates altrimenti si allontanano dall’
istituto… Per quale motivo allora, Nichiren ha scritto “lettera ad
Akimoto”?forse perché nel suo ritiro a Minobu non aveva nulla da
fare o perché gli avanzava della carta per scrivere? Nel 1998 a Roma
una signora chiese di ricevere il Gohonzon che le fu, giustamente,
negato perché svolgeva il lavoro di cartomante. L’oggetto di culto
le fu affidato ben tre anni dopo, in conseguenza al suo cambiamento
di lavoro ed alla risoluzione dei suoi problemi attraverso una
pratica più che corretta. La severità dei suoi responsabili fu da
lei recepita nella maniera giusta e fu occasione preziosa per
cambiare la sua vita. In questo modo si formò una persona capace e
salda nella fede, veramente valida per Kosen Rufu che trasmette oggi
correttamentei principi del vero buddismo. Come si allenano nella
fede, sotto questa gestione, le persone nuove che ricevono il
Gohonzon dopo pochissime riunioni, ed a cui non viene richiesto di
abbandonare gli insegnamenti e le pratiche provvisorie da cui
provengono? Vi sembra che questo atteggiamento da parte dell’
istituto sia corretto e sano dal punto di vista della fede?
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