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autunno e Hasegawa
A proposito del corso di Montecatini del 2001, quello durante il quale si verifico’ l’ “interrogatorio” del Sicari, dobbiamo riferire degli interventi di Littera, il quale fece pubblicamente i nomi dei componenti il complotto scoperto, e dette pubblicamente qualche altro dettaglio, tanto che questo fatto venne usato come cavallo di battaglia dalla dissidenza. Ricordiamo che il clima era molto teso ed i nervi saltati, anche perche’ le trame eversive dei personaggi finora citati nella nostra ricostruzione erano un fatto concreto e conclamato, non chiacchiere. Del resto, Matsunaga aveva confermato l’ utilizzo improprio della banca dati dell’ istituto per l’ invio della lettera “nichiren22”, e la tesi espressa pubblicamente al Rolling stone di Milano, ovvero quella che l’ autore aveva desunto gli indirizzi mail dei membri dalla mailing list di Matsunaga, non reggeva minimamente, in quanto moltissime lettere erano pervenute per posta, e qualcuno all’ interno alle segreterie dei Kaikan doveva pure aver fornito gli indirizzi di casa dei fedeli. Ribadiamo che alla base degli abbassamenti di responsabilita’ esistevano dei serissimi motivi di carattere etico, come l’ uso di sostanze stupefacenti, l’ utilizzo della comunita’ dei credenti per fini personali o sessuali, e l’usanza di fare societa’ tra membri o prestiti di denaro tra i medesimi. Inoltre era in atto uno stretto controllo dell’ operato dei dipendenti, in quanto era palese che alcuni di loro non svolgessero al meglio le mansioni per cui erano pagati. Era quindi in atto una operazione di “battitura del tappeto”. Ma vediamo cosa stava succedendo al sud. A Roma le nuove indicazioni provenienti dalla dirigenza non entravano in quanto bloccate dall’ ennesimo feudo esistente in Italia, quello composto da Nakajima,Asa, Minganti, Geracitano e tutti i loro seguaci. Pertanto era molto difficile introdurre la nuova ventata di eticizzazione che era in atto nelle altre parti di Italia. Del resto, essendo oggi l’istituto guidato proprio da queste persone, nelle modalita’ che tutti conosciamo, era facile sapere che esisteva gia’ all’epoca, ad esempio, una deriva politica, che i redattori della rivista Buddismo e societa’ fossero tutti selezionati in base alla loro militanza politica, la stessa ben nota del Minganti, e come fosse usanza l’ usare “liberamente” l’ orario di lavoro per guide e quant’altro. Essendo molto difficile fare passare le indicazioni di rinnovamento che venivano dai direttori generali, ed essendo molto difficile fare venire a galla quanto sopra descritto per poter operare un sano cambiamento, si penso’ di costituire una rete di informazione usando i giovani romani. Costoro avevano il compito di controllare l’ attivita’ degli adulti e riferirla direttamente a Littera o a Valeria Venturi. Del resto, guardando la situazione odierna, e’ facile comprendere come i motivi di questa decisione fossero del tutto fondati: a Roma abbiamo assistito alla squallida vicenda Cursio o vediamo tuttora come sia prassi consolidata l’ usare la comunita’ dei credenti per fini personali, o come tutto venga tollerato senza battere ciglio. Ovviamente ci si limitava a dire che gli adulti erano mosci e che non facevano attivita’ a ritmo. In questa situazione Minganti comincio’ un lavoro sotterraneo di riconquista della divisione giovani. Costoro, non certamente strutturati e corazzati per condurre fino in fondo una battaglia etica e non comprendendo profondamente i motivi e le necessita’ di un sano rinnovamento, cominciarono a cedere fissando la loro attenzione, non su chi era veramente, e cosa facesse, chi conduceva le attivita’ nel sud Italia, ma sulle modalita’ spesso spicce con cui i responsabili nazionali si rivolgevano a loro, modalita’ anche sgradevoli, ma che costituivano l’ aspetto maggiormente superficiale della questione. A questo punto, non comprendendo minimamente la portata di quanto stavano facendo per la nostra organizzazione, cominciarono a confessare di essere stati invitati a riferire delle attivita’ degli adulti romani a chi di dovere, e calcarono la mano sui modi spicci con cui erano stati trattati. Minganti allora comincio’, presumibilmente ai primi segnali di dissidenza provenienti dal nord, a raccogliere un dossier contenente le esternazioni dei giovani romani. Analizzeremo due casi che riteniamo emblematici. Il primo riguarda Gabriele Norcia,giovane medico romano, a cui fu abbassata la responsabilita’ da vice nazionale a territorio, come si evince da documento allegato, incluse le motivazioni. Costui, dopo il periodo descritto nel documento, e’ tornato ad essere molto attivo, tanto da essere uno dei componenti della famigerata cordata “Cursio”. Evidentemente non gradiva la serieta’ con cui veniva fatta attivita’ dalla vecchia gestione, tanto che nel dossier Minganti ha dichiarato:“Durante le riunioni dei responsabili nazionali giovani a Firenze e in molte altre circostanze mi è stato spiegato di essere molto severo con chi manifestasse dissenso con le “linee” di attività nazionali perché erano approvate dai Direttori Generali che erano in contatto continuo con il P.Ikeda. Erano dunque linee che venivano dal P. Ikeda stesso (…) In occasione del corso nazionale Divisione Giovani a Chianciano, nel gennaio 2001, Andrea Pugliese e Tamiko Kaneda dissero più volte che ci sarebbero state alcune automobili pronte fuori dall’albergo per rimandare a casa subito chi avesse manifestato dissenso con le linee d’attività lanciate durante il corso. Chi non era d’accordo se ne doveva andare”. Ma costui, successivamente al golpe, ha aderito in pieno alle modalita’ della nuova, abusi politici compresi di cui e’ stato sia complice che protagonista. E’ fin troppo evidente che lo scopo di queste persone non era quello di cambiare le presunte violazioni o il clima, ma quello di farsi gli affari propri senza essere disturbati, come poi hanno fatto nella vicenda Cursio, sotto l’ egida dei boss romani. Inoltre, anche se non si fa’ attivita’, la motivazione di un abbassamento di responsabilita’ puo’ essere motivo sufficiente per operare nel senso in cui ha operato il Norcia. Sospetto risulta il suo allontanamento volontario dalle attivita’ che e’ avvenuto nel 2001. Stranamente, lui romano, ha seguito pedissequamente la prassi di Malusardi e degli altri dissidenti del nord Italia. Un caso fortuito? L’altro caso riguarda l’ avvocato romano Fabio Massimo Orlando. il suo documento fu’ uno dei primi ad essere inviato in Giappone e che qui pubblichiamo. Tale scritto rappresenta il prototipo delle lettere che venivano inviate in Giappone dai dissidenti. La prima parte di questo documento rientra in pieno nella logica del vittimismo molto in voga all’ epoca: noi poverini non abbiamo fatto nulla e Dettori e Co. Ci strapazzano senza motivo. Questa logica non ha nulla a che fare con il buddismo di Nichiren Daishonin: in altre parole, se altri ci strapazzano e’ perche’ abbiamo noi la causa interna, non perche’ gli altri sono cattivi. Ma evidentemente la legge di causa ed effetto aveva smesso di funzionare in quel periodo. Inoltre, manca sempre una spiegazione chiara su quello che gli strapazzati avevano fatto…chissa’ come mai…il secondo punto che emerge nello scritto e’ come evidentemente fossero sotto tiro le PR dell’istituto. Ma alla luce di quanto e’ successo in tempi successivi e succede oggi, sono molto chiari i motivi di tutto questo. La vicenda Cursio ne e’ un esempio lampante. E guarda caso, chi era sotto tiro sono proprio le persone che oggi sono le maggiori responsabili delle condizioni disastrose in cui si trova il nostro istituto e che hanno sponsorizzato Cursio ed i suoi seguaci. I nomi che ha fatto l’ avvocato Orlando sono proprio quelli di Marta Bonomo,Minganti, Geracitano. Del resto, gravi deviazioni come la vicenda Cursio hanno radici lontane nel tempo. Radici malate che evidentemente i vecchi direttori generali conoscevano bene. Tuttavia, quello che si evince altresi’ dal documento del giovane avvocato romano, e che francamente sconcerta, e’ la totale mancanza di una reazione ai comportamenti duri. Tale documento, nelle sue conclusioni finali, adombra un plagio generalizzato pur senza usare mai questa parola. orbene, non e’ credibile che chi svolge un’attivita’ forense, abituato come dovrebbe essere a reagire in contraddittorio agli avvocati di parte avversa, non riesca a comprendere la situazione ed a controbattere. È evidente che la storia del plagio o della spersonalizzazione che dir si voglia, di cui parla l’ avvocato Orlando, e’ una vera e propria forzatura. Non e’ affatto credibile che un avvocato non sia in grado di reagire e difendersi: come allora puo’ farlo per conto dei suoi clienti? Inoltre, anche in assenza di strumenti dialettici ad hoc, noi italiani abbiamo una espressione che ci leva da certe situazioni: un bel vaffan…sonoro e scandito. L’ “autoritarismo” del Dettori, ammesso che tale fosse il comportamento spiccio dell’ ex responsabile, lo si smontava in un secondo con tale espressione, indi lo si lasciava solo ad urlare con se stesso. Ma evidentemente, non aver pensato mai ad adottare tale soluzione, indica chiaramente la debolezza di tempra dei giovani, che, ammesso siano stati manipolati o plagiati dagli scagnozzi dei vecchi direttori generali, altrettanto facilmente lo sono stati da Minganti e co. Con il bel risultato del dossier di cui si parlava prima. L’ elaborazione di detto documento era segreta e solo i vertici romani ne erano a conoscenza. Nonostante questo, detti dirigenti continuavano a fare attivita’ con i vecchi direttori generali,ostentando cordialita’ ed affabilita’. Occorre anche precisare che MAI i dissidenti cercarono un dialogo con i direttori generali: agirono sempre “contro”, di nascosto, usando riunioni segrete e calunnie come arma. Siamo all’ autunno del 2001. i documenti dei dissidenti inviati in Giappone, poiche’ parlano anche di irregolarita’ economiche (irregolarita’ mai provate: immaginate se questi avessero avuto una pezza d’ appoggio: l’avrebbero usata senza farsi tanti problemi), oltre che contenere le calunnie di cui abbiamo parlato nelle puntate precedenti, smuovono molto le acque e fanno piombare in Italia il direttore generale europeo Hasegawa. Occorre dire che i dissidenti gia’ erano a conoscenza di questo arrivo prima che cio’ fosse accaduto: segno che tali dissidenti erano in contatto con i capi della rivolta Kanzaki, Malusardi, Muzzolon. Questa conclusione trova suffragio inequivocabile nella lettera su Annalisa Amadori gia’ pubblicata. Hasegawa arriva dunque a Milano il 13 ottobre 2001, entrando al Kaikan scortato dai responsabili destituiti, che vengono immediatamente reintegrati. Pronuncia il discorso di cui pubblichiamo un report che, per i contenuti, e’ sicuramente attendibile perche’ proviene dal Minganti. Tale discorso e’ incentrato sul fatto che non ci debbono essere intermediari con il maestro; concetto che verra’ utilizzato in futuro come cavallo di battaglia degli oppositori dei vecchi direttori generali. Da un punto di vista strettamente dottrinale si tratta di un affermazione falsa, o almeno solo parzialmente vera e ben camuffata: il Maestro è, nella Scuola Nikko del Monte Fuji, alla cui tradizione appartiene la Soka Gakkai, esclusivamente il Budda Originale (Nyorai) Nichiren Daishonin e dunque la figura del presidente Ikeda - e quella dei precedenti presidenti della Soka Gakkai Makiguchi e Toda - si pone già come ruolo intermediativo dell’interpretazione del messaggio buddista originale. Una funzione di mediazione, quella di Ikeda, che nessuno nella Gakkai si sogna nemmeno lontanamente di mettere in discussione e che è risultata prevalente negli anni ’90, in Giappone e oltremare, sull’altra mediazione in questa epoca possibile dell’insegnamento originale del Daishonin, quella posta in essere da Abe Nikken, 67° patriarca della Nichiren Shoshu. Il sensei cioè l’allenatore del Sangha, della Comunità dei discepoli è contemporaneamente - per i discepoli - mediatore dell’insegnamento per quanto riguarda la metodologia della sua trasmissione relativamente all’epoca e leader delle attività per kosen rufu nel mondo. Il rapporto tra i fedeli e sensei Ikeda costituisce di fatto un rapporto maestro-discepolo minore, funzionale al buon fine di quello maggiore, tra tutti i discepoli e il Budda Originale Nichiren Daishonin, concernente l’uso corretto della sua eredità (il Gohonzon) e l’attuazione concreta della sua volontà (kosen rufu). Della necessità, epoca dopo epoca, di tale funzione di mediazione ne sia prova proprio il fatto che, pur la Nichiren Shoshu possedendo il Dai Gohonzon (l’eredità materiale) di Nichiren Daishonin e facendo riferimento al Gosho, ha tuttavia posizioni molto differenti dalla Soka Gakkai, che anzi rivendica a sé – grazie all’impronta che i suoi presidenti le hanno dato – l’eredità complessiva dell’ortodossia della Scuola e la leadership nella realizzazione di kosen rufu nel mondo, confutando punto per punto l’interpretazione che il patriarca della Nikken fa dell’insegnamento di Nichiren Daishonin. Insomma: senza corretta mediazione, l’insegnamento del Maestro si perde nel nulla, o peggio si perverte, questo è ciò che la Gakkai significa di fronte alla Nichiren Shoshu. Forte, dunque, dovrebbe essere l’attenzione che si pone nella Gakkai alla corretta interpretazione e alla corretta mediazione. é dunque sospetta l’affermazione di Hasegawa a che ‘nulla e nessuno si interponga’…
Il vero movente di quell’affermazione sembra dunque essere un altro: auspicando una ‘liberalizzazione’ del rapporto tra i fedeli e il Maestro - sia esso inteso come sensei Ikeda, o il Budda Nichiren, o il Maestro (Hosshu) della propagazione Nikko - si intende soprattutto incitare gli associati a ‘saltare un passaggio’ cioè il riferimento alle persone guida del movimento, i direttori generali, e stabilire una relazione diretta con il maestro (i Maestri) che esenti gli associati dal seguire i direttori generali dell’Italia per realizzare quel rapporto. In altre parole, Hasegawa insinua l’inutilità di una mediazione ‘vicina’, in aperta contraddizione con quanto la Soka Gakkai italiana andava affermando non soltanto negli ultimi due anni, ma dalla sua istituzione: la collaborazione di tutti i membri con i direttori generali è necessaria in quanto la cosiddetta ‘eredità della Legge’ avviene nell’azione e i direttori generali coordinando l’azione locale in conformità alle linee guida generali, permettono a tutti di godere del beneficio dell’eredità della Legge nell’azione congiunta per kosen rufu di tutte le filiali e di tutti gli affiliati dell’internazionale Soka in accordo con la casa madre SGI diretta da sensei Ikeda. Tra la fine del 2001 e l’inizio del 2002 dalla parte dissidente – ora reintegrata - emerge infine una argomentazione di tipo dottrinario, che si affianca all’ormai consueto peregrinare delle email di lamentazione, e anzi con una certa abilità ne giustifica e nobilita gli autori: benché non allineati ai direttori generali (che forse, non-si-sa, ma forse hanno ‘deviato’) gli estensori delle lamentazioni potrebbero loro, invece, essere connessi – per via sottile - direttamente con il Maestro e dunque rappresentarne lo spirito, forse tradito proprio da quei direttori generali che li hanno fatti soffrire. Ma c’e’ un altro punto su cui occorre soffermarsi: nel discorso di Hasegawa si accenna a persone che non vengono piu’ ammesse alle riunioni di discussione. Come al solito il discorso va in un solo senso in quanto non vengono spiegati i motivi veri di tali provvedimenti in maniera dettagliata: si tratta di persone che hanno compiuto gravi violazioni ai principi etici e dottrinali caratteristici della nostra scuola buddista, ed erano proprio quei motivi per cui si batteva la vecchia gestione: rapporti sessuali leggeri tra membri, societa’ tra membri, prestiti di denaro tra membri (uno conclusosi con un tentato omicidio) uso diffuso di sostanze stupefacenti anche da parte di alti responsabili, sparizione dei soldi relativi agli abbonamenti ad opera di membri ecc… Non conoscendo bene la realta’ italiana, Hasegawa confonde il generale con il particolare: in altre parole, le sue indicazioni vanno benissimo se applicate in generale, ma non vanno bene in un paese con il Karma degli italiani, dove i furbetti del quartierino la fanno da padroni, ed i loro comportamenti illeciti si appoggiano sul silenzio omertoso di chi vede e non parla. Questa è CULTURA MAFIOSA, non quella promossa dalla Soka Gakkai. Hasegawa inoltre compie un’altra azione esiziale: ridisegna il consiglio nazionale riducendone il numero dei componenti e ripristina questo organismo come era nel 1996, cancellando di colpo tutti i progressi ed i cambiamenti fatti negli ultimi anni. Ridimensionando il consiglio nazionale si voleva ridurre il numero dei componenti fedeli dei vecchi direttori generali: in questo modo il potere decisionale di Kaneda e Littera si andava assottigliando in maniera piu’ che significativa. Non solo, ma il pittore giapponese rifiuto’ di incontrare alcuni responsabili di area e territorio del nord Italia, giunti a Milano appositamente per spiegare bene cosa stava accadendo nella realta’ dei fatti. Tale comportamento, a senso unico e degno di una sentenza gia’ scritta, rafforzo’ ulteriormente le certezze dei dissidenti che poterono rimettersi in pista al grido di:”il Giappone e’ con noi!!!” Con la venuta di Hasegawa finisce idealmente la prima parte del golpe. Reintegrati i dissidenti ora scatta l’ epoca delle vendette e vedremo come si sviluppera’ la seconda fase ovvero quella dell’ eliminazione dei vecchi direttori generali.
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