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Lettera dalle Marche
Questa lettera ci perviene dalle marche e tratta dettagliatamente delle questioni legate all’apertura del Kaikan di Falconara. Dovrebbe intitolarsi “dove sono finiti i soldi donati da Sensei” oppure “ennesimo favoritismo agli amici”. Infatti, l’impresa che è stata incaricata della ristrutturazione appartiene ai fratelli Testella Anna Maria e Massimo, entrambi membri, e ben noti nella regione per l’attività anti Kaneda che svolgevano nel 2001/2002. Fuoriusciti dall’ attività, la signora Anna Maria è rientrata da circa tre anni. Il di lei marito, Roberto Corneli è stato uno dei fautori delle “riunioni d’informazione” dove, con la scusa dell’ informazione,si vomitavano le peggiori calunnie sul conto dei vecchi gestori per fomentare i membri. In particolare, nelle marche ci risulta che a queste riunioni partecipassero Asa Nakajima, Maki Okano Takagi ed Ivana Lega. Il Corneli all’ epoca dei fatti intratteneva rapporti abbastanza stretti anche con Titta Malusardi,uno dei capi storici del “golpe”. ma su questo argomento torneremo molto presto. Quello che risulta evidente è come taluni incarichi remunerati vengano distribuiti esclusivamente ad amici e fiancheggiatori dell’ ascesa della nuova gestione, esattamente come nel caso della Patrizia Porretto, ex traccina doc e fautrice di ogni porcheria atta a scalzare Kaneda.Oggi questa signora, per il tramite dell’ azienda del marito, sig.Guareschi, anche lui impegnatissimo sul fronte anti Kaneda, gestisce i lavori di ristrutturazione del centro culturale di Corsico. Sulle gesta della Porretto e di suo marito ritorneremo in occasione dell’analisi dei fatti e soprattutto dei misfatti che hanno avuto come effetto l’ insediarsi dell’odierna gestione.
Luciano madon
Si avvicina sempre di più la presunta apertura del Kaikan di Falconara nelle Marche. A questo importantissimo appuntamento, fondamentale non solo per l’intera comunità locale (buddista e non) ma per il mondo intero come ci insegna il nostro maestro, si arriva attraverso un iter difficilmente ascrivibile nella categoria della famosa “creazione di valore”. Tutto ha inizio con la divisione dell’Area Emilia Romagna- Marche in due aree indipendenti. Al primo corso Area Marche tenuto a settembre del 2005 è stata “lanciata” (nel vero senso della parola) la determinazione di aprire un Kaikan nelle Marche. Piccolo particolare da tenere a mente: all’epoca non c’erano i “numeri” ne sulla carta ne reali per compiere questo passo. Fin qui poco male, visto che si pratica per realizzare l’impossibile. Va ricordato che nel Buddismo gli obiettivi servono anche per sviluppare il senso di responsabilità delle proprie azioni e non per giustificarle come avviene invece nella società. Detto questo, per quasi due anni oltre al Daimoku sono stati esplicitamente richiesti dai responsabili d’Area, in ogni occasione di attività, sia abbonamenti alle riviste sia offerte in denaro, giustificando queste richieste come pratica corretta, come spirito dell’offerta e come azioni necessarie per l’acquisto del Kaikan. Le richieste e i report sull’acquisto dello stabile sono andati a braccetto ed hanno avuto una certa cadenza. La trattativa per l’acquisto è stata un vero e proprio travaglio visto che il Comune di Falconara è stato commissariato in attesa delle regolari elezioni per formare la nuova giunta. I report avevano un taglio ben preciso: rassicurare le persone sugli sforzi sia dei responsabili locali che incontravano grandi ostacoli, sia sul sostegno da parte dei responsabili nazionali. Arriviamo a giugno del 2008, per assistere all’acquisto. Subito l’attività di tutti gli staff marchigiani, coinvolti nella preparazione dell'imminente Meeting Centro Italia tenutosi a Riccione, viene svolta nel futuro Kaikan, nonostante i locali dell’ex-mensa industriale si presentino in condizioni tutt’altro che agibili, la struttura non ha un parcheggio e nelle vicinanze non è facile reperire posti macchina, e come se non bastasse c’è un brutto attraversamento pedonale da dover effettuare. Tutto lavoro straordinario per lo staff di protezione. Solo a fine settembre veniva depositata la DIAE, e da ottobre del 2008 potevano iniziare i lavori di ristrutturazione. Prima di passare all’analisi delle varie mancate aperture volevamo fare il classico “conto della serva”. Il Kaikan di Falconara è costato all’incirca 350.000 euro. Lo staff tecnico marchigiano aveva sottoposto al Consiglio Nazionale un progetto di ristrutturazione per la creazione di una struttura tecnologicamente all’avanguardia, con pannelli solari e muri anti-dispersione di calore, che avrebbe quasi azzerato i costi di gestione. Il progetto presentato prevedeva una spesa di circa 300.000 euro. È stata veicolata in forma orale (e non sul Nuovo Rinascimento) la notizia che il presidente Ikeda abbia donato di “tasca sua” sia la metà della cifra spesa per l’acquisto, sia la metà della cifra per la ristrutturazione. Il progetto della struttura futuristica è stato immediatamente bocciato dal Consiglio Nazionale e il tenore della ristrutturazione è stato portato a livello di “minimo indispensabile” per un ammontare di 90.000 euro. Ci domandiamo: se l’Istituto aveva messo a monte tutta la cifra per l’acquisto visto che la trattativa è iniziata nel 2005/06 con il prezzo già fissato e se il presidente Ikeda ha poi donato la metà della cifra sborsata, significa che sono avanzati 175.000 euro dalla cifra iniziale. Se il presidente Ikeda ha donato, come si dice abbia fatto, la metà della cifra per la ristrutturazione (circa 150.000 euro nel caso della struttura ecosostenibile), perché è stato bocciato il progetto della struttura? Se la matematica non è un’opinione: 175.000 avanzati dall’acquisto + 150.000 donati dal presidente Ikeda = 325.000 euro, addirittura 25.000 euro in più della cifra prevista. Un altro dubbio è: il presidente Ikeda ha donato la metà di 300.000 o la metà di 90.000? Un chiarimento sarebbe d’obbligo!
Comunque, hanno inizio i lavori e non c’è mai stata una comunicazione ufficiale ai membri marchigiani che trattasse i seguenti punti:
La prima data stabilita fu il primo gennaio 2009, al grido di “gongyo di capodanno al Kaikan!”. Visto che non è nostra intenzione infierire nei confronti delle persone che si dichiarano responsabili dell’attività dell’Area Marche, diciamo che questa loro prima esternazione è stata dettata da una euforia dilagante, tant’è che verso la fine di novembre è iniziata un ritrattazione ufficiosa sfociata ufficialmente in una nuova data di apertura: 16 marzo 2009 con conseguente nuovo grido di battaglia: “cerimonia del giorno di kosen rufu e apertura!”. Con l’inizio del 2009, cala il sipario su tutto quello che riguarda il Kaikan. Verso la fine di febbraio non essendo stato formato nessun comitato né per l’apertura né per il “16 marzo”, qualcuno ha iniziato a domandare cosa stava succedendo. Anche in questa occasione si è saputo ufficiosamente che l’apertura slittava al 3 maggio. Sulle cause della mancata apertura citiamo testualmente la risposta del signor Bottai: “Ad una verifica attenta il solaio del centro di Falconara si è rivelato bisognoso di consolidamento a causa di leggerezze nella costruzione e della presenza d'acqua. Questo ha reso necessario alcune verifiche, preventivi e approvazione da parte del comitato finanziario che hanno rallentato i lavori e prodotto questo slittamento nei tempi.” Alcuni piccoli particolari: ad oggi non si conoscono ne i responsabili tecnici locali che hanno seguito i lavori, ne quelli nazionali che hanno “inseguito” per 3 anni l’acquisto di una struttura che aveva le fondamenta fradice a causa di un’infiltrazione d’acqua problema noto in tutto il quartiere da sempre. Ne dopo questo annuncio shock nessun responsabile della protezione o di Area ha mai chiesto scusa per aver spostato tutta l’attività per il Corso Centro Italia all’interno di una struttura con gravi problemi alle fondamenta, mettendo a rischio l’incolumità delle presone che offrivano il loro tempo per l’attività. Ad aprile il 3° spostamento di data viene salutato con un messaggino girato sui cellulari dei membri marchigiani in maniera “random” e dal conseguente “passa parola” a mo’ di gossip primaverile. In forma ufficiale sono sempre i lavori di consolidamento a tenere banco. In camera caritatis invece tutti i responsabili dei vari staff (per gli staff che c’erano a quella data, visto che alcuni non erano nemmeno stati formati) con in testa la protezione, hanno tirato un sospiro di sollievo visto il ridotto numero di persone che erano riusciti a coinvolgere. La nuova data di apertura è il 2 luglio. Chi vuole fare domande sulla vicenda e in generale viene scoraggiato, a tutti gli altri viene chiesto di fare solo Daimoku e di “affidarsi”. Finalmente si rivede una comunicazione ufficiale sulla vicenda Kaikan. È una mail inviata dalla responsabile della segreteria e della divisione donne dell’Area Marche, signora Beatrice Barbuio. Non è uno scherzo, come purtroppo non sono uno scherzo queste 4 mancate aperture. Va precisato che da quando ci sono state le nuove nomine dei responsabili d’Area questi hanno improntato l’intera attività sulla “leggerezza”, sull’allegria, sul “va tutto bene, i problemi non esistono e guai a chi dice il contrario” ma soprattutto su una sfacciata superficialità e mancanza di senso di responsabilità. Ad oggi si va avanti come se niente fosse, anzi peggio, come se tutto fosse andato a gonfie vele. Per la tinteggiatura la prima data fissata è stata il primo weekend di agosto, puntualmente rimandata alla settimana successiva il venerdì pomeriggio per il sabato mattina, in barba a chi magari era rientrato dalle ferie o a chi un giorno di ferie l’aveva preso spostando gli impegni di lavoro proprio al weekend successivo. Il dulcis in fundo è rappresentato dal report puntualissimo sulle pulizie e sulla commuovente determinazione di inviare foto e report stesso al presidente Ikeda. Una domanda sorge spontanea: ma fino ad oggi sono stati fatti i report a Sensei sulle mancate aperture? E in questi resoconti, sempre se sono stati fatti, qualcuno si è preso la responsabilità di questa debacle o è stata scaricata sulle fondamenta da ristrutturare o sulle sedie come nell’ultimo report di luglio? Scomodare il Gosho o le guide del presidente Ikeda (si veda sulla NRU l’apertura dell’Università Soka o la costruzione dello Sho Hondo) per dimostrare che il 13 settembre non si potrà parlare ne di vittoria, ne di creazione di valore ne, peggio ancora, di trasformazione del karma francamente ci sembra fuori luogo. Un consiglio ai responsabili nazionali e a quelli di Area Marche ci sorge spontaneamente dal cuore: ripartite dall’ABC, non del Buddismo di Nichiren Daishonin, ma del famoso Buon Senso e dai suoi caposaldi: educazione, rispetto, senso di responsabilità e onestà intellettuale…assenti ingiustificati nelle vostre parole e nelle vostre azioni ormai da troppo tempo! Marchigiani svegliatevi!
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