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Fa bene a tutti recitare daimoku?Anche a persone con malattie mentali?
Per rispondere a questa domanda occorre prendere in esame e conoscere in modo approfondito gli aspetti medici e metterli in relazione con la visione buddista della vita. Premetto anche che la scienza rispetto alle malattie mentali, sta ancora effettuando ricerche e studi in quanto è un campo complesso e non si può semplificare semplicemente per dare conforto a genitori o a familiari che stanno vivendo questo tipo di situazione. In questi casi spesso si ricorre ad ogni tipo di rimedio, infatti basta pensare che una volta per curare le persone affette da epilessia, si chiamavano i preti e si praticava l’esorcismo,in quanto si pensava che fossero indemoniati. (le crisi epilettiche di grande male da vedersi sono davvero impressionanti). La fatica e la sofferenza è certo tanta da sopportare per genitori e familiari che affrontano questo tipo di malattie, ma proprio per questo occorre conoscere, non essere superficiali e farsi sostenere da persone competenti come medici, in grado di dare il giusto supporto sia ai familiari che alla persona affetta da questa malattia. Premesso questo, occorre tenere presente che le patologie mentali, sono di diverso tipo e gravità ma una cosa le accomuna: un forte disagio interiore in relazione alle figure genitoriali con conseguente difficoltà nel relazionarsi con l’ambiente circostante; non solo con visione della realtà distorta, come meccanismo di difesa per affrontare la realtà di tutti i giorni. A questo punto la domanda potrebbe essere: come affrontare questo tipo di situazione attraverso la fede buddista? Come prima cosa occorre ricordarsi della teoria del karma e in particolare che esiste il karma mutabile e il karma immutabile e grazie alla fede buddista e in particolare nel buddismo di Nichiren Daishonin, sappiamo che possiamo cambiare anche il karma immutabile. Ma il karma di chi? Questo è il punto: ognuno può cambiare il proprio karma, la propria sofferenza non quello dell’altra persona anche se è il familiare più stretto, quindi ciò che occorre affrontare è la propria sofferenza rispetto alla manifestazione del proprio karma. Se un parente o un figlio è affetto dalla malattia mentale fa parte del proprio karma. E’chiaro che a questo punto sorge spontanea la soluzione di far recitare daimoku alla persona affetta dalla malattia mentale, ma come è già successo pù volte queste persone possono arivare ad aumentare le proprie osessioni, il proprio disagio. Perché? Per rispondere a questo occorre ricordarsi della teoria dei cinque aggregati (Duemilauno n° 48) :
Tenendo presente questa conoscenza, vien da sé che se anche solo uno di questi cinque aggregati non è in armonia è chiaro che diviene difficile poter aver un contatto con la realtà adeguato. Proprio per questo motivo,occorre di conseguenza che le persone affette da malattie mentali non recitino daimoku, per evitare un ulteriore sofferenza aumentando la “confusione” o per meglio dire le proprie ossessioni, fissazioni portandole ad uno stato confusionale maggiore, in quanto essendo il daimoku il mezzo per attingere alla propria forza vitale e al proprio coraggio così facendo possono trovare il coraggio di realizzare i propri pensieri negativi, che magari fino ad allora erano sopiti. Questi pensieri non sono demoni, ma sono disfunzioni dei cinque aggregati e solo attraverso una buona terapia farmacologica data da un bravo medico, e da un buon supporto dato ai familiari, ecco che gli stessi familiari o genitori che hanno preso fede nel Gohonzon, possono accompagnare e proteggere i loro cari attraverso questo percorso facendo daimoku per trovare il medico adatto per la persona affetta dalla malattia, trovare il sostegno adatto per loro stessi. Così facendo il proprio karma diventa la propria missione, diventa un atto di vera jihi (di vera amicizia e di vera preoccupazione per le sofferenze altrui e veramente si può togliere sofferenza e dare gioia) verso se stessi e verso gli altri. Infine piuttosto che preoccuparsi o allarmarsi,occorre attingere alla propria natura di Budda e agire per il bene del proprio caro occupandosi di lui/lei con conoscenza, saggezza superando davanti al Gohonzon le proprie paure e il proprio senso di colpa.
In fede Dr. Franceschelli Marco
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