scrivici: sokarinnovamento@fastmail.fm                        vecchio sito (anche lui ora su server extracomunitario)

www.sokarinnovamento.ru  riflessioni a voce alta sulla vita dell' IBISG



il ruolo del Giappone

 

 

Cari lettori, nell’augurarvi buon anno pubblichiamo la prima delle ultime due puntate della ricostruzione storica degli anni 2001/2002 meglio conosciuti come gli anni del “golpe”. Abbiamo atteso tutto questo tempo perche’ rileggendo il  lavoro sin qui svolto, ci siamo resi conto che, sebbene preciso, puntuale e corredato di prove inoppugnabili, come ad esempio quelle sulla gestione occulta di Tracce2 da parte di alcuni ministri di culto del nostro istituto, ci siamo resi conto che qualcosa di fondo non quadrava. Ci riferiamo in particolare a questa lettera che abbiamo gia’ pubblicato. Come faceva il Tosi a sapere che di li a poco sarebbe sorto un movimento con forze potenti guidate dal Giappone che  avrebbe esautorato Kaneda???  Geracitano oggi afferma che chi crede alla tesi del golpe e’ un cretino…come si colloca questa perentoria affermazione del boss del comitato direttivo finanziario con quanto affermava Tosi nell’estate del 2001??? A Tosi si puo’ dire di tutto dal punto di vista della fede, ma certamente non gli si puo’ dare dello stupido…

Come mai Hasegawa nel 2001 si rifiuto’ di incontrare tutti quei responsabili di territorio e di area del nord Italia che erano fedeli alla vecchia gestione, mentre incontro’ senza alcuna riserva quelli fuoriusciti e/o considerati dissidenti??? Quando si deve dirimere una controversia, abitualmente si ascoltano le parti in causa, senza pregiudizi e senza riserve….

Come mai Kitano definiva le lettere collettive dei responsabili di territorio ed area fedeli alla vecchia gestione come “raccolte di firme” ,dicendo che tale cosa non si doveva fare nella Soka Gakkai, mentre tollerava le innumerevoli vere petizioni come quella promossa dalla Porretto o come quel documento famoso che abbiamo pubblicato e che Minganti faceva girare tra i suoi fedelissimi del sud Italia???

Che senso ha questa disparita’ di trattamento che in ogni caso era volta esclusivamente alla delegittimazione ed alla conseguente rimozione del vecchio direttore generale???

Ed in ogni caso, se Kaneda fosse stato veramente colpevole delle nefandezze che gli venivano imputate, perche’ non rimuoverlo subito e salvare l’unita’ dei credenti piuttosto che consegnarlo nelle mani di folle inferocite (e ad arte fomentate), creando gravissime spaccature che ANCORA ESISTONO nel nostro istituto??? E perche’ costringere Kaneda al linciaggio delle riunioni di scuse pubbliche quando la quasi totalita’ dei membri non aveva il minimo sentore del presunto regime autoritario??? Se si voleva salvare la situazione, non  sarebbe stato sufficiente far chiedere scusa ai responsabili destituiti, in privato e senza troppo chiasso, e senza spaccare l’unita’ dei credenti??? E questi concetti con buona pace di Geracitano quando afferma che Loro sono stati bravi ad evitare una scissione… vediamo di chiarire una volta per tutte questi annosi interrogativi.

Torniamo all’affermazione di Deretti in risposta a Muzzolon, dove questi dichiara che se Sakaki fosse schierato apertamente con la vecchia gestione, questa avrebbe gia’ vinto…rileggiamo anche quella di Titta, sempre al solito Deretti, in cui il boss della Creacommercio afferma riferendosi a Sakaki:” E’ mai possibile che un personaggio simile abbia ancora credito presso l’SGI??? Non ho parole…”

Quando pubblicammo questi stralci nello scritto “verso la gestione Nakajima” promettemmo di andare a fondo su questi interrogativi. Durante il 2011 siamo andati a fondo a questa questione, abbiamo intervistato testimoni diretti, abbiamo vagliato documenti ed alla fine siamo giunti ad una nuova ricostruzione che coincide perfettamente con la modalita’ di svolgimento dei noti fatti, che nessuno vi ha mai rivelato, a maggior ragione Kaneda, e che riscrive completamente la storia recente di Kosen Rufu in Europa…si abbiamo detto Europa e non Italia. Infatti questa storia ha radici lontane ed europee. ma facciamo una premessa: dagli scritti di Titta e Deretti si desume un fatto; che Sakaki fosse una sorta di corrispondente con agganci e referenti presso la SGI, esattamente come la defunta moglie di Deretti. Non e’ un caso isolato: i giapponesi mandati a “fare Kosen Rufu” nei vari paesi hanno tutti relazioni dirette e privilegiate con i dirigenti della casa madre; diciamo che sono una vera e propria lobby. in Italia questa sorta di massoneria con gli occhi a mandorla si riuniva periodicamente nel Butsuma C del vecchio Kaikan di Milano; le riunioni si svolgevano esclusivamente in lingua giapponese cosicché nessun italiano che si trovasse a passare da quelle parti potesse capire cio’ che stavano dicendo. Ovviamente in tale congrega si trovavano anche giapponesi dipendenti del nostro istituto.

Nel 2000 Muore Yamazaki e Kaneda, in quanto direttore generale del paese leader in Europa, e’ il candidato perfetto per succedere al de cuius. Infatti,proprio nel 2000 viene incaricato di dirimere una questione delicata presso l’SGI inglese. Quando si reca in Inghilterra scopre che l’assunzione dei dipendenti e’ completamente fuori da ogni parametro sancito dalla casa madre giapponese. Come e’ logico opera dei tagli di personale, ma questa operazione mette in allarme i vari giapponesi dipendenti delle varie Soka Gakkai europee che si sbrigano a protestare presso tutti i loro agganci nel paese del sol levante. Kaneda e’ un pericolo per i loro posti di lavoro e va eliminato. Tra l’altro, con l’aiuto di Littera il repulisti sta per investire l’Italia: e’ ben noto che nel mirino ci fossero tutti i dipendenti fannulloni del nostro istituto e le questioni squallide di uso improprio delle carte di credito del nostro istituto, o del computer di un dipendente del kaikan di Milano dove viene reperito materiale pornografico.

Ovviamente, non si puo’ improvvisamente esautorare un direttore generale, per giunta amatissimo da tutti i membri, da un giorno all’altro; occorre creare una situazione per cui la sua popolarita’ venga minata alla radice. Al di la’ delle lettere e delle diffamazioni gratuite, che per lo piu’ ebbero come oggetto Giovanni Littera,occorrevano motivazioni ben piu’ consistenti per giustificare un intervento della casa madre. I famosi giapponesi inviati “a fare kosen Rufu” in Italia, la P2 del butsuma C del kaikan di Milano, la lobby che si adopero’ per tradurre ed inoltrare i report dei cosiddetti “dissidenti”, sapeva benissimo che sarebbe bastato usare una parola chiave per scatenare tutto: l’aggettivo “fascista”…o autoritario che dir si voglia. Bisogna precisare che tali parole hanno una risonanza fortissima sulla psiche dei giapponesi, basti pensare alla storia della seconda guerra mondiale e la devastazione che pati’ la terra del nostro amato maestro. Basto’ dire nei report dei dissidenti che il regime che aveva tirato su Kaneda era autoritario, e dopo poco tempo ci ritrovammo la prima visita di Hasegawa in Italia, con tanto di revisione del consiglio nazionale. Ovviamente, chi scriveva e traduceva i report dei dissidenti italiani sapeva molto bene a quali “amici” doveva inviarli (leggi Kitano,Akiya, Akiyama…) di modo che potessero ben giustificare un intervento forte in Italia.

Dopodiche’ per distruggere definitivamente l’immagine di Kaneda agli occhi dei membri italiani, si provvide a fare quella buffonata delle riunioni di scuse. Da notare che nei confronti dell’ex direttore generale italiano venne usata la stessa terminologia usata nei confronti di Nikken.

A questo punto tutto torna, finalmente!!!! compreso il vaticinio di Maurizio Tosi, il perche’ i japu non vollero nemmeno ricevere quei responsabili del nord Italia fedeli alla vecchia gestione, il perche’ Hasegawa reintegro’ senza condizioni i responsabili rimossi dalla vecchia gestione,  gli indizi sui rapporti privilegiati tra Sakaki e la casa madre, i report che mandavano Titta e Muzzolon tramite Deretti…fu un colpo basso del Giappone. Kaneda penso’, sbagliando, che tutto questo gran canaio si sarebbe risolto come al solito, e rimase molto colpito dal fatto che fosse proprio la casa madre a tramare contro di lui. Ma non disse una parola su questa storia, crediamo per due ordini di motivi: il primo e’ per una forma di obbedienza cieca agli ordini della SGI, che per un giapponese rappresenta tutto; il secondo perche’ gli italiani identificano la casa madre con Sensei, ed il nostro ex direttore generale non voleva che i membri italiani nutrissero dubbi sulla figura del nostro maestro, a maggior ragione visto come si erano comportati i suoi collaboratori implicati in questa vicenda.

E qui nascono i problemi veri: gli architetti giapponesi del golpe, ed i loro complici nella terra del sol levante hanno fatto un grandissimo errore di calcolo e di valutazione: pensavano che gli italiani fossero come loro, burattini pronti ad acclamare senza riserve qualsiasi novita’ provenisse dall’SGI e che qualsiasi fantoccio avessero messo come direttore generale sarebbe stato portato in trionfo dalla massa dei membri come un imperatore romano, solamente perche’ lo aveva nominato “Sensei”. Ma Gli italiani hanno una testa che pensa, e non basta cambiare “dall’alto” un consiglio nazionale o un direttore generale per costruirci intorno l’unita’ sperata. A maggior ragione, visto che moltissimi membri italiani avevano visto e conoscevano benissimo tutte le infamie ed i tradimenti che avevano perpetrato quei personaggi che oggi guidano il nostro istituto. Per cui l’intervento proditorio giapponese ha di fatto spaccato l’unita’ della nostra organizzazione in due, o forse in tre parti. Spaccatura che, anche se non ha portato ad una scissione formale, di fatto ha creato, comunque, una frattura insanabile nella comunita’  dei credenti.

Occorre a questo punto fare una valutazione sul ruolo dei dirigenti italiani, laddove le loro responsabilita’ non vengono punto ridimensionate da questa ricostruzione. In questo colpo di mano sono intervenute tutte le questioni personali irrisolte che hanno giocato un ruolo fondamentale: e’ noto infatti che alcuni personaggi romani fossero lividi di rancore verso i vecchi dirigenti, sia perche’ loro, sedicenti intellettuali, mal sopportavano di ricevere direttive dal Littera che aveva solamente la quinta elementare, sia perche’ alcuni, ben noti per la loro scarsa intelligenza accoppiata ad una arroganza inversamente proporzionale a quest’ultima, desideravano avere quei palcoscenici che gli erano preclusi. Ricordate a questo proposito il primo report di Minganti.

Altra situazione che va chiarendosi completamente e’ quella di chi, dopo aver sostenuto a spada tratta i vecchi direttori generali, ha saltato a pie’ pari la palizzata per schierarsi spudoratamente con la nuova dirigenza.

Noto e’ infatti come TUTTI i responsabili da territorio in su furono contattati dai nostri nuovi dirigenti e sollecitati a passare dalla loro parte; in questa attivita’ furono utilizzati anche i loro secondi. Vada alla memoria il fatto che una stretta collaboratrice di Minganti nello staff PR, notissima per la sua professione, contatto’ durante una mostra Massimiliano Tarozzi per chiedergli se passava dall’altra parte. Sembra addirittura che anche il Littera venne a suo tempo contattato in questo senso. Infatti, bastava essere schierati dalla parte giusta per vedersi perdonati tutti i presunti abusi compiuti. Valga per tutti il caso del Bottai, fedelissimo alla vecchia gestione e passato repentinamente dall’altra parte, esattamente come Pacci e Pugliese. A questo proposito, è doveroso segnalare un fatto curioso: mentre questi paladini venivano riabilitati anche tramite i report che Minganti inviava a Kitano nella primavera del 2002, la Professoressa Macioti li annovera tra i seguaci piu’ stretti del Littera  nell’famoso articolo comparso sulla critica sociologica. Evidentemente questo articolo era stato elaborato prima dell’abiura da parte di Bottai e soci, QUINDI BEN PRIMA DI QUANTO VENNE FATTO CREDERE DA MINGANTI: prova ne sia che per redigerlo furono utilizzati report dei primi dissidenti, come ad esempio il Sicari, e non si faceva menzione a Tracce2 che gia’ imperversava da tempo, ed a cui, dopo qualche mese, venne dedicato un intero paragrafo nella relazione che la nota docente romana fece all’AIS.

Questo fatto costituisce prova che la nota docente si stava occupando dei fatti da molto tempo prima di quanto non fosse stato fatto credere, e questa e’ un’ulteriore prova di Golpe, con buona pace di Geracitano.

A proposito del ruolo giocato da Minganti, appare singolare che costui scrivesse a Kitano sulle riunioni di scuse, quando queste non furono mai richieste nei viaggi in Giappone effettuati dal consiglio nazionale dell’epoca: evidentemente questo fatto prova che esistesse un piano prestabilito con i giapponesi per delegittimare Kaneda. Il resto alla prossima puntata.