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compendio breve degli avvenimenti degli anni 2001/2002

 

Anno 2000

- l’allora direttore generale sig. Kaneda, in un pubblico discorso, dichiara che moltissimi membri, pur praticando da parecchi anni, non hanno risolto i loro problemi personali ed indica come responsabili di questa disfunzione i membri anziani che ricoprono alte cariche in seno al nostro istituto, in quanto negli anni si sono “addormentati”, cedendo all’accidia, al burocratismo, violando sistematicamente le tre regole di Toda (no rapporti sessuali leggeri fra membri, no prestiti di denaro fra membri, no società fra membri) e, in taluni casi, dediti ad uso e abuso di sostanze stupefacenti. Per ciò annuncia che ci saranno alcuni cambiamenti nell’organigramma nazionale dei responsabili.

Successivamente ad alcune persone con grande anzianità di pratica viene abbassato il livello di responsabilità. Tale operazione viene portata avanti da alcuni ministri di culto dell’IBISG, tra cui Pier Paolo Muzzolon e Titta Malusardi. Inoltre, occorreva vigilare e controllare il comportamento di alcuni dipendenti del nostro istituto, i quali, soprattutto a Milano, avevano compiuto numerose gravi scorrettezze nell’esercizio dei propri compiti. Per portare a termine quest’opera di risanamento viene nominato vice-direttore generale il sig. Giovanni Littera di Livorno.

 

Anno 2001

- Questa riforma strutturale profonda comincia a scatenare il mal contento di tutti coloro a cui è stata abbassata la responsabilità, compreso Franco Malusardi, detto Titta, che da responsabile nazionale divisione uomini, era stato retrocesso a vice-responsabile di area.

Questi personaggi cominciano a disertare le riunioni ufficiali, a rendersi irreperibili nelle visite a casa, ma, nel contempo, diventano attivissimi nel formare una rete di comunicazione tra di loro e addirittura a indire delle vere e proprie riunioni alternative a quelle canoniche della Soka Gakkai.

In questa rete di comunicazione vengono diffuse gravissime calunnie nei confronti del direttore generale Kaneda e del vice-direttore Giovanni Littera, in particolare: “da quando è morta la moglie di Kaneda, costui si è rimbambito, ha dato pieni poteri a Littera, il quale, essendo di Forza Italia, gestisce l’istituto come un’azienda, dimora in una casa di proprietà di un mafioso, ha sborsato 600 milioni di lire per corrompere alleanza nazionale e avere via libera per l’intesa, intrattiene rapporti sessuali con tutte le donne del consiglio nazionale, anche il sig. Kaneda ha un’amante, che non mostra mai in pubblico, in quanto costei veste in maniera indecente, vuole convolare a nozze con questa signora, sua figlia maggiore è profondamente contraria a questo matrimonio”. Inoltre s’insinuano appropriazioni indebite del denaro dell’istituto da parte dei due direttori generali di cui sopra.

Queste calunnie vengono diffuse capillarmente tramite internet e mail private.

I responsabili destituiti,  fuoriusciti volontariamente dalle attività del nostro istituto, contano di appoggi influenti in Giappone, per tramite del vice-direttore generale Tadayasu Kanzaki, che appoggia completamente la linea dei fuoriusciti e sostiene pubblicamente che non bisogna fare più Zaimu.

Questo moto di dissidenza si diffonde in tutta Italia, soprattutto in Lombardia, Piemonte ed Emilia-Romagna. Grazie agli appoggi di Kanzaki nel Sol Levante, cominciano a partire per il Giappone lettere di questi signori autodefinitisi dissidenti; lettere che vengono recapitate ad un dipendente giapponese del Kaikan di Milano, il sig. Yugi Matsunaga, il quale provvede a tradurle e ad inviarle presso i corrispondenti giapponesi. Contemporaneamente, nell’estate del 2001, viene recapitata a circa 400 membri una lettera a firma Nichiren22, in cui si attaccano violentemente i presunti errori dottrinali contenuti negli editoriali del nuovo rinascimento, redatti dagli allora direttori generali.

Questa lettera, che si scoprirà essere scritta da tale Claudio Micheli, venne recapitata tramite una corposa lista d’indirizzi di posta elettronica, e tramite posta ordinaria in buste con l’indirizzo del destinatario pre-stampato.

Per questi motivi, l’allora consiglio nazionale, convoca Yugi Matsunaga, il quale confessa di aver fornito lui gli indirizzi di posta elettronica al Micheli e di essere in contatto con Giuseppe Sicari di Firenze, responsabile della segreteria del centro culturale.

Soprattutto in Toscana infatti, la lettera Nichiren22 è stata inviata tramite buste con indirizzo pre-stampato, di provenienza quindi della segreteria del centro culturale. I direttori generali smascherano questo complotto ed al corso di Chianciano del 2001 il signor Littera, dal palco degli oratori, farà nomi e cognomi dei congiurati. Durante lo stesso corso, viene convocato Giuseppe Sicari, il quale, avvertito da Roberto Minganti, non confesserà tutto, ma convaliderà esclusivamente quanto detto da Matsunaga in sede di consiglio nazionale. Di questo incontro il Sicari farà un report pretestuoso, che verrà inviato il Giappone e sarà uno dei cavalli di battaglia del  nutrito movimento di dissidenza che si creerà successivamente.

I dissidenti sono a conoscenza che, nel mese di settembre, arriverà in Italia il direttore generale europeo Hasegawa, inviato dall’SGI, per vigilare sulla situazione italiana. Costui riformerà il consiglio nazionale, dimezzandone i membri e ricollocando al loro posto tutti quei responsabili rimossi dalla vecchia gestione Kaneda/Littera, per gravi motivi disciplinali. Successivamente, nell’autunno del 2001, scendono in campo i dirigenti romani, guidati da Tamotsu Nakajima, Asa Nakajima, Francesco Geracitano e Roberto Minganti, i quali presenteranno un dossier sul presunto regime autoritario degli ultimi due anni e, a conferma di questo, viene allegato un altro dossier, redatto da Minganti, sulla base di “confessioni” di responsabili giovani romani, soprattutto di area e territorio, i quali dichiarano di essere stati incaricati dai loro superiori di controllare le attività degli adulti romani, in quanto “storti nella fede”, e di riferire ai loro responsabili superiori. In questa relazione i giovani fanno anche esplicito riferimento ai modi spicci di portare avanti le attività nell’ambito della divisione giovani. Da notare che, precedentemente, era già stato inviato in Giappone un dossier, del medesimo tenore, dell’avvocato romano Fabio Massimo Orlando, vicinissimo ad ambienti mingantiani.

Si rileva, che nel dossier dei giovani romani, sono presenti i nominativi di due personaggi, esattamente Vanessa Donaggio e Gabriele Norcia, che successivamente saranno candidati nella famigerata lista Cursio.

 

Anno 2002

- Nel gennaio del 2002 il consiglio nazionale italiano viene invitato a Tokyo, per discutere del clima che si è creato in Italia.  Le ragioni dei vecchi gestori non vengono minimamente prese in considerazione, mentre vengono abbracciate senza riserve quelle dei dissidenti. Si redige un documento definito “patto/risoluzione di Tokyo”, nel quale tutti i componenti del consiglio nazionale riconoscono che negli ultimi due anni si è causata sofferenza in moltissime persone e che bisognerà ripartire incontrando proprio queste.

Il sopraccitato incontro viene tenuto da quattro personaggi chiave di tutta la vicenda: Wada, Akijama, Akiya e Kitano, tutti oggi rimossi dai loro incarichi.

Kitano, l’ultimo giorno di corso, afferma che il Patto di Tokyo non dovrà essere diffuso all’esterno della cerchia del consiglio nazionale, ma che, se fosse arrivato ai responsabili di territorio, facilmente sarebbe arrivato anche ai membri. Appena tornati in Italia, Pier Paolo Muzzolon gira immediatamente il documento a Valdo Immovilli, ex responsabile di territorio e facente parte del gruppo fondatore della mail-list denominata “tracce 2”.

Il consiglio nazionale italiano impone a Kaneda, Littera, Valeria Venturi e relativi seguaci le scuse pubbliche da effettuarsi in riunioni aperte fino a responsabili di gruppo, in barba a quanto aveva loro raccomandato Kitano.Sulla base di un documento elaborato da Giuseppe Sicari, i responsabili romani elaborano un promemoria in 16 punti la cui lettura viene imposta a Kaneda e Littera in sede di riunioni di scuse. In dette riunioni, i vecchi direttori generali vengono attaccati e infamati pubblicamente da elementi sobillati da tutti quei componenti del consiglio nazionale che, seppur rei delle violazioni etiche e comportamentali sopra ricordate (violazione sistematica delle tre regole di Toda, abuso di sostanze stupefacenti con membri, abuso dei propri incarichi di lavoro in seno all’IBISG per fini personali) sono stati reintegrati dalla dirigenza giapponese. Inizia un repulisti generale; vengono addirittura allontanate le segretarie del consiglio nazionale che sino ad allora erano state testimoni di quanto avveniva all’interno di questo organismo, e le cui testimonianze avrebbero potuto smentire sonoramente quanto affermato da Minganti nel suo dossier, ossia che all’interno del consiglio nazionale non esisteva libertà di parola e che le decisioni venivano prese solo da Kaneda e Littera.

Su consiglio di Kitano i Sig. ri Malusardi, Muzzolon, Geracitano e Minganti redigono un invito in lingua inglese a Kitano stesso con lo scopo di farlo venire in Italia ad incontrare quanti più membri possibile.

Inizia un fitto carteggio fra Kitano e Minganti, il quale relaziona il vice-presidente del SGI sull’andamento delle attività in Italia e su tutte le mosse che stanno portando avanti i vecchi direttori generali.

Nel mese di febbraio 2002, viene fondata da un gruppo di responsabili emiliani una mail-list denominata “tracce 2”, nel gruppo fondatore figurano tra gli altri il sopraccitato Valdo Immovilli, la redattrice di “Nuovo Rinascimento” Cristina Sereni,e l’ex collaboratore della testata 2001 Marco Bartolotti.

Ben presto nelle attività di questa mail-list si inseriscono due componenti del consiglio nazionale, Pier Paolo Muzzolon e Titta Malusardi, responsabili di area, come la moglie del Muzzolon, Maria Cerruti, e soprattutto uno strettissimo collaboratore di Minganti e responsabile di area romano Giulio Mario Rampelli.

Questa mail-list, oltre che essere luogo di circolazione di documenti contro la vecchia gestione, diviene ben presto un foro ove attaccare il presidente Ikeda, Nichiren Daishonin, e dove, qualche mese dopo, faranno capolino preti della Nichiren-Shu, come Massimiliano Milesi di Roma.

Nel frattempo, la politica adottata dal nuovo consiglio nazionale porta ad una grave spaccatura della comunità dei credenti, oramai divisa in due fazioni: da una parte coloro che appoggiavano i vecchi direttori generali, riconoscendo che le attività italiane non erano mai state così gioiose e ricche di soddisfazione come gli ultimi due anni, dall’altra coloro che, appoggiati dalla dirigenza marcia giapponese, ovvero Wada, Akiyama, Akiya e Kitano, continuavano ad operare per la rimozione dei vecchi direttori generali, con mezzi leciti e soprattutto illeciti.

La nuova dirigenza italiana, composta da coloro che, in precedenza, avevano abusato delle loro posizioni per fini personali e facevano uso di droghe, anche nell’ambito delle attività buddiste, e che giustamente avrebbero dovuto essere rimossi, stava portando avanti un’operazione politica di infimo profilo: proponeva ai responsabili di un certo livello di aderire alle riflessioni del consiglio nazionale, costituite dal documento in 16 punti sopra ricordato e, se costoro avessero aderito, avrebbero avuto salva la propria carica e, spesso, venivano loro promessi avanzamenti e privilegi; in caso contrario, sarebbero stati oggetto di aspri attacchi.

Non mancano in questo clima numerose petizioni contro i vecchi direttori generali, promosse da responsabili come Patrizia Porretto di Parma, la quale prometteva avanzamenti e premi a coloro che avessero aderito alle sue posizioni.

Si crea così un “muro contro muro” tra alcuni responsabili di area e territorio del nord d’Italia, che non volevano far passare le riflessioni vergognose del consiglio nazionale, tese solamente a delegittimare i vecchi di rettori generali, e coloro che invece le promuovevano.

Si arriva al punto di fare una mappa del territorio nazionale per poter contare quali responsabili fossero stati dalla parte del nuovo consiglio nazionale, quali in una zona d’ombra e quali apertamente schierati coi vecchi direttori generali.

Tale mappa venne promossa da Kanzaki per il tramite di Yugi Matsunaga e Romano Jeran. Costui si premurava di fornire ai traccini lettere indirizzate al consiglio nazionale, violando completamente i principi etici del suo incarico di dipendente della Soka Gakkai.

Nel frattempo Nakajima, Minganti e Fiorella Oldoini delle PR incontrano la prof.ssa Maria Immacolata Macioti, esattamente il 4 giugno 2002. Durante questo colloquio la professoressa indica chiaramente che, per salvarsi dagli attacchi esterni, occorre scrivere sull’organo ufficiale dell’istituto un articolo, nel quale si prendano le distanze dai fatti accaduti negli ultimi due anni ed ascritti ai vecchi direttori.

La medesima professoressa rincontra alcuni membri del consiglio nazionale il 4 luglio 2002, nel quale ribadisce che occorre scrivere l’articolo sopraccitato, e che lei dovrà scrivere di quanto accaduto, ma soprattutto che, se tale articolo verrà pubblicato prima del suo, lei scriverà che è in atto un’auto riforma, pertanto potrà salvare il nostro istituto dagli attacchi che potrebbero arrivare dall’esterno.

Di questo incontro non vennero mai informati i vecchi direttori generali; si trattò pertanto di un vero e proprio attacco proditorio.

Il 14 luglio 2002 un gruppo di responsabili del nord d’Italia disertò la consulta e ne spiegò i motivi in una lettera nella quale si delegittimava il consiglio nazionale sulla base dei comportamenti tenuti nelle attività pubbliche e dell’avallo di  raccolte di firme contro i vecchi direttori generali.

Lo stesso gruppo di persone ne scrisse un’altra il 16 luglio 2002 per diffidare i membri del consiglio nazionale a pubblicare sul “Nuovo Rinascimento” la “risoluzione di Tokyo”, in quanto avrebbe portato ad un’ ulteriore spaccatura dei credenti e avrebbe ridotto l’organo ufficiale dell’istituto ad uno strumento di mera lotta politica interna.

Per tutta risposta Matsunaga, Jeran, Notari, Mazzariello e Zerlottin scrissero una lettera ai vertici giapponesi che riconfermava la fiducia al consiglio nazionale.

Tale lettera fu inoltrata sul web a moltissime persone, con lo scopo di raccogliere firme a sostegno del consiglio nazionale. Nel frattempo Titta Malusardi e Pier Paolo Muzzolon inviavano i loro report ad un aggancio in Giappone, tale Mauro Deretti, il quale, mediante sue conoscenze  nella casa madre, inoltrava tutto il materiale che gli veniva da questi due e consigliava loro come muoversi per arrivare ad un intervento pesante dei vertici giapponesi in Italia. In particolare in una mail indirizzata a Pier Paolo Muzzolon, il Deretti consigliava caldamente il suo interlocutore a calcare la mano su di un possibile scandalo economico, eventualità che, come ovvio, avrebbe fatto intervenire il Giappone immediatamente e pesantemente. Scandalo economico che non è mai esistito.

Il 30 luglio 2002 esce l’articolo della Macioti sulla rivista di settore “La Critica Sociologica”. Si tratta di un lungo articolo, dove la nota docente dà una versione a senso unico degli avvenimenti, non scevra da interpretazioni personali, attacchi gratuiti al vice-direttore generale Littera, testimonianze fornite esclusivamente da traccini, in particolare quella della sopraccitata Lia Lotti, quella di un responsabile di area destituito, tale Tomaso Olivari, rimosso nel 2000 dalla sua responsabilità di area perché aveva compiuto gesti illegali nei confronti dei membri e della sua compagna.

Tale relazione della prof. ssa Macioti era stata stilata non avendo mai ascoltato le ragioni della controparte, non avendo mai contattato i vecchi direttori generali che pur conosceva bene e intrattenendo rapporti personali con alcuni traccini, di cui esiste ampia testimonianza nella ricostruzione storica dettagliata contenuta nel nostro sito. Per questi motivi il lavoro della Macioti era viziato da gravi violazioni di natura etica e professionale e non avrebbe dovuto essere tenuto nella minima considerazione. Considerando che in Giappone gli studi dei sociologi sono tenuti nella massima considerazione, il colpo alla vecchia gestione fu fatale.

Infatti, il signor Kaneda venne nominato direttore generale onorario con il perfetto stile del promoveatur ut amoveatur, e l’8 dicembre 2002 venne annunciata la nomina a direttore generale italiano di Tamotsu Nakajima.